Milano: “Rispetto le idee del Cardinale Dionigi Tettamanzi, ognuno del resto ha le proprie, ma la moschea per noi non è una priorità . Ed è surreale che parli di etica l’attuale portavoce di viale Jenner Abdel Shaari, un signore che è stato pappa e ciccia fino a ieri con l’imam Abu Imad, condannato in ben 3 gradi di giudizio per associazione a delinquere aggravata alla finalità del terrorismo. E che evidentemente non si è accorto che lavorava a fianco con un predicatore che faceva il lavaggio del cervello ad aspiranti kamikaze. Il problema è che finchè ci sono interlocutori inaffidabili un dialogo non può neanche cominciare”.
Lo dichiara il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato.
“La serietà e l’affidabilità degli interlocutori " spiega De Corato " è un prerequisito quando si parla di un argomento che non riguarda l’urbanistica ma la sicurezza di Milano innanzitutto, ma anche nazionale. E questi interlocutori devono essere poi garantiti dall’appoggio dei Paesi islamici moderati. Ma per sedersi attorno a un tavolo occorrono altre due precondizioni. La prima è un’ intesa tra Stato e comunità musulmana, al momento inesistente. Ed è sintomatico che mentre al Parlamento sono in arrivo dei disegni di legge che definiscono degli accordi con altre 6 confessioni (dai buddisti agli induisti) per la destinazione dell’otto per mille, non sia compreso l’Islam. Infine, serve chiarezza sui controlli da parte delle forze dell’ordine, sui sermoni che devono essere in italiano. Dobbiamo sapere cosa si dice nella moschea, che non può essere luogo di reclutamento del fondamentalismo. E il sindaco Moratti aveva a tal proposito chiesto una legge nazionale. Che era stata promessa e annunciata mesi orsono dal ministro Maroni il quale aveva accennato a una serie di regole allo studio, dai sermoni in italiani al registro degli imam”.
“Che poi la moschea -aggiunge De Corato - sia una necessità impellente è per lo meno smentito dai numeri. Perchè su 100 mila musulmani presenti a Milano a pregare nelle attuali strutture per il Ramadan sono il 3 %. Il 97 % invece prega a casa o non frequenta luoghi di culto”.
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