SUDAN DARFUR Misna su Ladysilvia; Il governo di Khartoum non consegnerà mai “alcun cittadino sudanese” alla Corte penale internazionale (Cpi/Icc) perché essa “non ha il diritto di giudicare i cittadini sudanesi”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Lam Akol aprendo a Ryad, in Arabia Saudita, la riunione dei ministri degli Esteri della Lega araba. In una dichiarazione esclusiva al quotidiano indipendente Al-Soudani, pubblicata oggi, il presidente sudanese Omar al-Beshir aveva inoltre assicurato che Ahmed Haroun “non si dimetterà , nè sarà dimesso o sottoposto a interrogatorio”.
Insieme all’aqid al oqada’, ossia ’colonnello dei colonneli’ Ali Kushayb, uno dei capi delle milizie di predoni arabi note col nome di janjaweed, Haroun " ex-ministro di Stato degli Interni e attuale responsabile del dicastero degli Affari umanitari " è indagato dalla Cpi per crimini contro l’umanità e di guerra commessi tra l’agosto 2003 e il marzo 2004 nella regione occidentale sudanese del Darfur, teatro da quattro anni di scontri e violenze che hanno provocato almeno 200.000 morti e 2 milioni di sfollati.
Oltre a respingere la giurisdizione del tribunale penale internazionale con sede all’Aja nei Paesi Bassi, Khartoum si oppone all’applicazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu che prevede il dispiegamento progressivo di una forza internazionale di pace di 20.000 uomini in Darfur. “Dobbiamo prevedere sanzioni più severe” ha detto a tal proposito il cancelliere tedesco e presidente di turno dell’Unione Europea Angela Merkel chiudendo a Berlino le celebrazioni del cinquantenario dei ’Trattati di Roma’, invitando Beshir “a piegarsi infine alla risoluzione dell’Onu”.
John Olmes, sottosegretario dell’Onu per gli affari umanitari, ha invece auspicato la “libertà di movimento” per gli operatori umanitari presenti in Darfur dopo che sabato, mentre era in missione nel paese, è stato bloccato a un posto di blocco militare di Kutum e gli è stato negato il permesso di recarsi al campo di Kassab che ospita 22.700 sfollati interni a circa 120 chilometri a nord di El-Fasher, capitale del Darfur settentrionale. Intanto nel Darfur occidentale continuano gli scontri: secondo una nota diffusa oggi dalla Missione dell’Onu in Sudan (Minus), tre persone sono state uccise e 15 ferite e 35 case distrutte dopo che sabato uomini armati di una tribù araba hanno attaccato il villaggio di Sirba, 45 chilometri a nord del capoluogo El-Geneina.
Secondo fonti della sicurezza, si sarebbe trattato di una rappresaglia del gruppo arabo nomade che lo scorso 22 marzo era stato attaccato da uomini armati della tribù d’Erenga che avevano ucciso una persona, sequestrandone un’altra e saccheggiando centinaia di capi di pecore e capi di bestiame. [RC]
LA REDAZIONE
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