IRAK, Sostanzialmente guardinghe o preoccupate alcune delle reazioni all’approvazione della contestata bozza di carta costituzionale. "Come cristiani ci aspettavamo un po’ di più per quello che riguarda la libertà religiosa; confidiamo, perciò, nelle leggi che verranno emanate in seguito, per garantire a tutti gli stessi diritti” lo ha detto il vescovo ausiliare di Baghdad, il caldeo Shlemon Warduni, al ’Sir’ (Servizio informazioni religiose) commentando la bozza di costituzione che, approvata ieri da sciiti e curdi ma non dai sunniti, ad ottobre sarà sottoposta a un referendum popolare. “ Resta da verificare se la ’sharia’ sarà fonte di diritto" ha aggiunto Warduni, sottolineando che comunque "devono essere garantiti tutti i diritti tipici dei paesi democratici". Per quel che riguarda i sunniti, monsignor Warduni ha auspicato che "la carta sia espressione di tutto il popolo"; secondo il vescovo la struttura federale del nuovo sistema politico "non creerà zone ricche e zone povere se al centro verranno posti la giustizia e il diritto. In tal caso tutti gli abitanti dell’Iraq avranno ciò di cui hanno bisogno. Con il petrolio iracheno può vivere bene tutto il Medio Oriente".
Preoccupazione e condivisione delle resistenze dei sunniti sulla definizione 'federalè e sul fatto che la carta non definisca l’Iraq "Paese arabo" sono state invece espresse dal segretario generale della Lega Araba Amr Moussa. "Non credo in questa divisione tra sciiti, sunniti, musulmani e cristiani, arabi e curdi. Non l’accetto e in questo vedo una vera ricetta per il caos e forse la catastrofe, in Iraq ed intorno al Paese" ha detto Moussa all’enittente inglese Bbc. “Non abbiamo sottoscritto la costituzione e c’è tempo fino al referendum. Potremmo dire sì se la costituzione verrà modificata nei punti controversi” ha precisato in una conferenza stampa il portavoce dei sunniti, Tareq al-Hashemi.
Intanto a Tikrit, ’feudo’ del deposto Saddam Hussein, 180 chilometri a nord della capitale, alcune centinaia di persone hanno manifestato contro la nuova Carta nazionale e contro il federalismo: un rappresentante locale del Comitato degli ulema musulmani, sheikh Yahia Attaui, ha letto un appello in cui gli iracheni sono invitati a "levarsi contro il complotto americano volto a dividere l’Iraq in piccoli cantoni". Sulla messa al bando del partito Baat di Saddam Hussein, uno dei punti controversi della bozza, il primo ministro, lo sciita Ibrahim Jaafari, ha sottolineato che “in Iraq non c’è più posto” per lo schieramento. "Questa è una cosa che tutti devono capire dopo tutto il sangue che da questo partito è stato versato. La storia non torna mai indietro". [FB]
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