"Nell’eventualità che partecipino, saranno i benvenuti - ha detto Rumsfeld - nel caso non siano in grado di farlo, sapremo come farvi fronte". Rumsfeld ha anche aggiunto che la Gran Bretagna potrebbe avere un ruolo successivo, nel processo di ricostruzione che seguirà alla cacciata di Saddam Hussein.
Gli Stati Uniti intanto continuano a fare pressione perché si voti al più presto una nuova risoluzione al
Consiglio di sicurezza dell’Onu che ponga un ultimatum secco al dittatore iracheno per il 17 marzo. Ma l’alleato britannico, a conti fatti (date le minacce di veto di Francia, Russia e Cina) ha cominciato a mordere sul freno e vorrebbe spostare la scadenza alla fine del mese per tentare ancora di guadagnare supporto in seno al Consiglio.
Una guerra senza l’avallo dell’Onu, tra l’altro, troverebbe molto difficilmente l’appoggio del Parlamento inglese. "
Non è ancora chiaro cosa decideranno alla fine - ha osservato Rumsfeld - così come non è chiaro quale sarà il loro ruolo. E non lo sapremo finchè non sarà votata una nuova risoluzione all’Onu".
Nel frattempo comunque il ministro della Difesa inglese, Geoff Hoon, è tornato mercoledì a dichiarare piena
fedeltà all’alleato americano: "Rumsfeld ha ogni ragione di credere che una guerra in Iraq vedrà un notevole impegno delle forze militari britanniche".
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