Ricordate l’adespoto Monumento agli Alpini invece realizzato, collocato e formato ad Avezzano nel 1996 dal Maestro Silvano Cristofaro?
Si, proprio quel monumento che i ghibellini locali ci tenevano rimanesse anonimo …
Ebbene, ora è il momento di raccontare la storia della scultura originariamente posizionata alla base della stele del "Sacrario ai caduti del terremoto di Avezzano", monumento a sua volta posizionato ai piedi del Monte Salviano, parte del gruppo montuoso dell'appennino abruzzese situato lungo lo spartiacque tra la conca del Fucino e i piani Palentini, nella Marsica, per l’appunto, ad Avezzano.
Il “Memoriale” del terremoto della Marsica del 1915 è rappresentato dalla “Stele” immaginata da Pasquale Di Fabio, da quest’ultimo realizzata nel lontano 1965.
Realizzata però, non sempre corrisponde con eseguita o con scolpita perché la scultura originaria di colore beige/bianco, fu realizzata - tutta -, dal Maestro Silvano Cristofaro, sì, ancora una volta Cristofaro!
Pasquale Di Fabio, grande pittore e scultore nato a Civitella Roveto (quindi Civitellese e non Avezzanese come maldestramente riportato ancora oggi da diversi quotidiani…) ideò l’immagine, concepì la visione dell’intero Sacrario, quindi creò l’Obelisco commemorativo del terremoto del 1915, ed ancora il bronzo del Cristo sovrastante e realizzò in gesso il bozzetto del gruppo marmoreo da posizionare alla base (bozzetto poi regalato ad una donna) ma non lo scolpì, il gruppo di travertino originario che è alla base, infatti, lo realizzò Cristofaro.
Il giovane artista Capistrellano Silvano Cristofaro, al tempo scultore a Roma con studio nel quartiere di San Lorenzo (e collaboratore dei marmisti/scalpellini Pazonzi), fu chiamato ad Avezzano dai marmisti della famiglia Ricci, a loro volta, delegati dal Pasquale Di Fabio a contattarlo.
Ricordate il grande Artista contemporaneo Francesco Nagni?
Ebbene anche il Nagni (mentore dell’allora giovane scultore Silvano Cristofaro), rinforzò la richiesta dell’artista Pasquale Di Fabio, il quale, commissionò poi di fatto al Cristofaro la realizzazione del gruppo marmoreo da posizionare ai piedi della sua stele celebrativa per le vittime del terremoto.
È un classico storico degli Artisti di buon livello quello di realizzare le proprie Opere d’Arte in “collaborazione” con Artisti emergenti di ottima reputazione.
Nella storia che raccontiamo correva l’anno 1964, Silvano Cristofaro arrivò ad Avezzano e riordinate le idee, visto e studiato il bozzetto realizzato dal Di Fabio (con il quale ebbe poi, e per tutta la vita, un ottimo rapporto di amicizia), iniziò subito a realizzare l’opera marmorea scolpendola da un enorme blocco di travertino che trovò disteso in terra, in orizzontale, nel laboratorio marmi della Famiglia Ricci, all’epoca, situato vicino al Castello Orsini-Colonna.
Il grande gruppo di roccia sedimentaria calcarea grezza era di circa 2 metri per 2 metri per 1 metro e 20 di larghezza e la scultura in essa contenuta, doveva essere terminata in tempo per l’inaugurazione del 1995 ma, in corso d’opera vi furono diversi “impedimenti”, anche seri, tuttavia, l’inaugurazione fu svolta regolarmente.
Ancora oggi, tranne Silvano Cristofaro e Andreino Setta (uno dei collaboratori dell’epoca del Maestro Cristofaro), nessuno sa’ quali siano gli “incidenti di percorso” che rallentarono il lavoro per il completamento della scultura, tuttavia, magari, forse, un giorno ve lo racconterò, perché la goliardia e il paradosso sono sempre parte integrante della storia.
Ultimamente si riparla della stele poiché il Sindaco di Avezzano Di Pangrazio il 15 marzo u.s. ha assistito alla celebrazione e all’accensione del monumento che, dopo mezzo secolo di buio finalmente s’illumina la notte, tuttavia, mi sono soffermato ad osservare la stele e a guardarla bene, la scultura che vedo oggi è discorde da quella che ho sempre visto in foto, in casa!
E sì, perché l’opera scultorea originaria collocata alla base del monumento era di colore bianco mentre oggi, quella visibile risulta essere “colorata” come fosse stata verniciata con un pigmento color terra che contrasta con la stele di colore bianchissimo, vuoi l’esposizione alle intemperie, vuoi il colore naturale del travertino che tutti sappiamo scurire con il trascorrere del tempo l’hanno resa scura, lo smog (anche se siamo lontani dal centro abitato), magari l’'esposizione all'umidità, all'acqua piovana, agli agenti inquinanti e alle muffe e alle alghe che si depositano sulla superficie, insomma tutto può causare un opacizzazione del travertino però ciò che non comprendo, è come sia “scomparsa” la piccola scritta incisa alla base della scultura: “DI FABIO / DE CRISTOFARO” allora scolpita da uno scalpellino di Capistrello di nome Corrado!!!
Sarà stata la pioggia …
Inoltre, nel lato destro del monumento (lato destro di chi guarda frontalmente la stele) si nota perfettamente che c’è una specie grezzo “rattoppo”, è ben visibile, lo spazio fra il bordo dell’obelisco e la scultura appare più largo di quello originario, il lato destro del gruppo marmoreo che un tempo era quasi a filo della stele oggi lascia uno spazio vuoto di qualche centimetro che si vede essere stato stuccato grossolanamente e poi verniciato, senza rifinitura …
Il gruppo scultoreo che osservo nelle recenti immagini (immagini prese dal web), sembra addirittura “riposizionato” ma può essere sicuramente una mia impressione, non ho fatto sopralluoghi fisici (che a breve farò…) e mi rendo anche conto che a volte, le angolazioni delle foto tirano brutti scherzi!
Ciò premesso, nessun complottismo, nessuna congiura, non c’è cospirazione ai danni del Cristofaro, questa è solo una storia dimenticata che ho riportato in vita per amore di verità.
Nulla da togliere inoltre, al grande e apprezzatissimo (soprattutto da mio Padre) Artista Pasquale Di Fabio che ha realizzato opere straordinarie in patria e in tutto il mondo, ciò nonostante, come ripeto, ho voluto raccontare la storia perché non la posso cambiare ma la posso riscrivere.
Quando l’autorità locale, il sindaco, il vescovo, gli assessori e la popolazione tutta si concentrano nelle cerimonie di ricorrenza, si produce energia, fuoriesce la sensibilità di una folla attenta e partecipe dinnanzi al monumento ed è giusto che in quella sede si sappia chi ha operato, chi ha immaginato, chi ha realizzato e chi ha scolpito, fosse stata solo una scalpellata!
Sarebbe gradevole infatti, conoscere i nomi di tutti coloro i quali hanno partecipato alla realizzazione del monumento, financo chi lo ha trasportato perché il monumento è del popolo.
I monumenti, spesso visti come simboli di grandezza o memoria collettiva non nascono da soli, essi sono il frutto del lavoro, della fatica, delle mani invisibili che li hanno eretti, trasportati, curati.
E troppo spesso, quei nomi restano nell’ombra.
Un monumento, lo ripeto, è del popolo non solo perché appartiene alla comunità ma perché è stato costruito “dalla” comunità, anche se in modo silenzioso.
È doveroso ricordare per sempre non solo chi lo ha realizzato (al quale va il massimo merito e valore), voluto o chi vi è raffigurato, ma anche tutti coloro che lo hanno materialmente realizzato, significa concedere dignità a ogni gesto, a ogni sforzo fatto per raggiungere il risultato.
Sarebbe bello - e giusto - che accanto alla gloria ricordata, ci fosse spazio per la gratitudine.
Che ogni pietra portasse inciso, almeno nel pensiero collettivo, il nome di chi l'ha sollevata, alla pari ogni scalpellata.
Immaginate il fiero nipotino che oggi può dire che oltre al grande artista, quel monumento l’ha partecipato anche il Nonno …questo è lo spirito del “monumento”.
Il mio è solo amor di cronaca, questo è solo amore per l’arte, questa è correttezza, questa è giustizia ma, soprattutto, è onestà intellettuale che in certi ambienti ormai scarseggia e difetta da troppi anni ...
Perché un monumento non è solo un’opera d’arte, un monumento è un atto d’amore, è un patto con la memoria.
E la memoria, per essere vera, deve essere completa.
(E per completarla, vi racconto che l’allora Sindaco di Avezzano, i primi mesi del ’65, abbracciandolo poiché Marsicano e non “forestiero”, diede a mio Padre -accompagnato nell'occasione da Pasquale Di Fabio-, un compenso di sole 150.000 lire, magari in Comune c’è ancora la ricevuta, chissà ...)