Rapporto mortalità per tumore dal 1992 al 2000

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La mortalità per tumore diminuisce in Italia al ritmo di circa il 2% l’anno. Vale a dire che ogni anno le statistiche registrano circa 2.300 decessi in meno (1.300 per gli uomini e 930 per le donne) dovuti a neoplasie.

La diminuzione della mortalità tumorale è più marcata al Nord e tra i giovani, ma le differenze tra Nord, Centro e Sud si sono pressochè azzerate, lasciando il posto ad una sostanziale omogeneità su tutto il territorio nazionale. Merito dei progressi nelle diagnosi, nelle terapie e nella prevenzione, ma colpa anche, oggi più che nel passato, degli stili di vita.

E’ quanto emerge dal rapporto ISTAT “Nuove evidenze nell’evoluzione della mortalità per tumori in Italia”, elaborato dall’Istituto Superiore di Sanità , l’ISTAT e l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, e presentato- al Ministero della Salute, alla presenza del Ministro Francesco Storace.

La ricerca, che aggiorna i trend di mortalità tumorale nel nostro Paese a 10 anni dall’ultimo rapporto, presenta i risultati osservati in 30 anni, dal 1970 al 1999, relativi a tutti i tumori maligni, per un totale di 20 tipi di cancro, che rappresentano nel loro insieme la causa dell’84% dei decessi per tumore maligno registrati nel 1999.Questa riduzione, ha detto il Ministro Storace,- è stata resa possibile, essenzialmente, da tre fattori:

  • I progressi terapeutici. L’incidenza dei progressi terapeutici sulla diminuzione della mortalità per tumori dimostra l’efficacia della ricerca in Sanità : gli oltre 2.000 morti in meno all’anno ne sono testimonianza concreta. E questo rinnova e rinforza la volontà di ottenere maggiori risorse da investire nella ricerca
  • la prevenzione. Su questo fronte c’è un impegno diretto del Ministero, che ha messo in atto una politica di forte sostegno agli screening, con l’avvio di una grande campagna per lo screening per il tumore della cervice uterina, del colon retto e della mammella, alla quale sono stati destinati più di 50 milioni di euro
  • gli stili di vita.
Cambiamenti più evidenti messi in luce dal Rapporto:
  • grossa riduzione della mortalità , dovuta alla prevenzione e a terapie più mirate e avanzate
  • diminuzione negli uomini dell’incidenza dei tumori del cavo orale esofago, della vescica e del polmone; al tempo stesso, però, aumentano nelle donne i tumori- del cavo orale, esofago, laringe e polmoni. Da sottolineare, in particolare, il trend di mortalità in aumento per le donne, sia per il cancro al cavo orale (praticamente raddoppiato tra il 1970 e il 1999) che per il tumore al polmone, tanto da poter parlare, specialmente per le ragazze più giovani, di “epidemia” di cancro polmonare, con un incremento spiccato al Centro-sud. L’aumento di questi tumori tra le donne viene posto in stretta relazione col fatto che le donne fumano più degli uomini
  • diminuzione della forbice di incidenza dei tumori tra Sud e Nord (negli anni Settanta il rischio tumore, al Nord, era quasi doppio, ora si va verso l’omogeneità ). La spiegazione sembra dovuta soprattutto al cambiamento degli stili di vita. Al Nord diminuisce, in particolare per gli uomini, l’abitudine al fumo di sigaretta, ma non per le donne che continuano ad essere forti fumatrici. Al Sud aumentano, invece, i tumori relativi alle abitudini alimentari (mammella, tumori digestivi e prostata) e la causa va ricercata nel cambiamento della dieta, che va in direzione del consumo di cibi di produzione industriale e pubblicizzati a scapito dell’alimentazione tradizionale e della dieta mediterranea.
Si registra un aumento del rischio per alcuni tumori:
  • melanomi della pelle, tra i pochi tumori in reale aumento, causati, in particolare, dalle abitudini all’esposizione solare e a un’abbronzatura esagerata e senza protezione
  • linfomi non Hodgkin (i linfomi- sono tumori delle ghiandole linfatiche; si classificano in linfomi di Hodking - gruppo eterogeneo di tumori che può derivare dalle ghiandole linfatiche e linfomi non- Hodking - tumori tipici dell’età adulta)
  • tumori del cavo orale e dell’esofago in crescita tra le donne soprattutto per l’aumento dell’abitudine al fumo che nella popolazione femminile è passata dal 12% al 18%.
Il quadro complessivo, dunque, ci parla di una mortalità in calo a partire dalla seconda metà degli anni Novanta: la sopravvivenza in Italia a cinque anni, nel 2000, è stata stimata in media del 46%, in linea col dato europeo del 45%.

Fonte: Istituto Superiore di Sanità
http://www.ministerosalute.it