Il medico che anestetizza un paziente durante un intervento chirurgico dovrebbe essere lo stesso che lo ha visitato prima dell’operazione, cioè colui che conosce il suo stato di salute e gli eventuali rischi dell’anestesia. Così auspicano gli anestesisti italiani, come risulta da un’indagine condotta nel 2002 dal GIVITI (Gruppo Italiano per la Valutazione degli Interventi in Terapia Intensiva), coordinato dall’Istituto Mario Negri. Lo studio è stato pubblicato in questi giorni sulla prestigiosa rivista scientifica British Medical Journal e riporta i risultati di un questionario presentato a un gruppo di anestesisti italiani, cui è stato chiesto di scegliere se preferivano che fosse lo stesso anestesista a compiere la visita pre-operatoria a un paziente e poi a somministrargli l’anestetico o piuttosto che fossero due medici diversi.
Attualmente in Italia il sistema prevede una suddivisione dei compiti, con un medico anestesista che svolge il colloquio pre-operatorio con il paziente e un altro che di fatto gli somministra l’anestetico in sala operatoria. Questioni di ordine amministrativo e organizzativo inducono direttori e primari ospedalieri a optare per questa soluzione, che consente di eseguire un maggior numero di interventi, come segnalano Guido Bertolini e Bruno Simini, autori dello studio.
Si è visto invece che, su 198 risposte, ben 161 medici anestesisti asserivano di preferire la soluzione “un solo anestesista per ogni paziente”. Questa scelta è stata motivata in vari modi: l’anestesista non dovrebbe mai visitare il paziente con l’atteggiamento disinteressato di chi non avrà poi la responsabilità di anestetizzarlo; l’anestesista che somministra i farmaci è anche colui che può prescriverli con cognizione di causa; non si può anestetizzare un paziente che si ritiene inadatto all’anestesia solo perché un altro anestesista durante la visita pre-operatoria l’aveva invece giudicato idoneo; in caso di evento avverso è difficile decidere a chi attribuire la responsabilità .
Questo studio è anche in pieno accordo con una ricerca condotta da Bruno Simini nel 2001 su un gruppo di pazienti, che mostrava - anche da parte degli utenti - una netta preferenza per la soluzione “unica”. Su 165 pazienti intervistati, infatti, 122 hanno risposto di preferire che sia lo stesso anestesista che li visita prima dell’operazione a somministrare poi l’anestetico al momento dell’intervento. Molti di questi pazienti, anzi, davano già per scontato che le cose stessero in questo modo e sono rimasti delusi nell’apprendere che, invece, quasi sempre gli anestesisti sono diversi.
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Dr.ssa Isabella Bordogna
Ufficio Stampa - Istituto Mario Negri
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