Avevamo segnalato sul mensile “il Brigante” (numero 7 settembre 2006), che a Torino si stavano muovendo i primi passi per l’organizzazione dell’evento, il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, considerato “il più importante dopo le olimpiadi”. Una segnalazione a cui proseguì una precisazione di come anche noi de Il Brigante ci saremmo rimboccati le maniche realizzando una giusta controinformazione su come, ovviamente, avvennero quei fatti.
Eccoci dunque a scrivervi dell’imminente nascita del “Comitato Italia 150”, presentato a pubblico e stampa lo scorso 7 maggio ed istituito allo scopo di ideare e organizzare le celebrazioni dell’anniversario del 2011. Una festa che ha visto convergere al salone degli Svizzeri di palazzo reale a Torino, i vertici, perché soggetti promotori, di Regione Piemonte, Provincia e Città di Torino, Compagnia di San Paolo, Fondazione Cassa di Risparmio e Camera di Commercio di Torino, Unioncamere Piemonte, Politecnico e Università degli Studi di Torino, Università del Piemonte Orientale e Università di Scienze Gastronomiche. “Obiettivo”, si legge nella nota di presentazione, “quello di realizzare a Torino e in Piemonte un grande evento internazionale, come già avvenuto per il cinquantenario ed il centenario, che faccia provare ai visitatori esperienza del passato, del presente e del futuro.” Il Comitato inoltre vuole proporsi come capofila di un processo di indagine, riflessione e discussione sull’Italia e sugli italiani che coinvolga l’intero Paese e le comunità internazionali che sono legate al nostro Paese per provenienza e interessi economici, politici e culturali. Un progetto commemorativo e allo stesso tempo che punta ad una convergenza e alla presentazione di una “esperienza Italia profondamente condivisa.” Ma se a Torino, nei salotti istituzionali e non, ci si prepara ai festeggiamenti, ad Asti, invece, sempre in terra piemontese, al festival di Letteratura “Passepartout”, si è deciso di discutere sabato 27 maggio di brigantaggio post unitario con la chiara intenzione di una rivalutazione storica, politica e sociale.
E il Sud? Fino ad ora nessuna proposta o dissenso, solo ed esclusivamente il vociare, in rete, di un sottobosco privo di idee e fin troppo malsano. Potrebbe essere questa di Asti un’occasione importante per far nascere una nuova corrente di pensiero che possa avanzare richieste, anche simboliche, affinchè la storiografia ufficiale corregga la visione distorta su quel tragico e difficile periodo dove nella nascente nazione italiana si combattè una vera e propria guerra civile. Ma il Sud, ancora oggi, preferisce l’immobilismo dove ristagnano e non decollano le idee nuove. Mi sovviene un dubbio: “A quanti, tra quelli che dichiarano di battersi per diffondere la conoscenza, interessa veramente offrire la giusta collocazione a coloro che furono dispregiativamente definiti briganti?
Pietro Nardiello
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