La raccolta di etichette,spiccicate-staccate-tratte,che da tempo vado collezionando,è una sorta di compendio del mio universo vinicolo. Vero palinsesto della mia storia di degustatore,oltre alla sua evidenza concreta, è un luogo metafisico di forte suggestione. La più umile come la più importante traccia ha pressochè pari grado nell’evocare i ricordi. Una dopo l’altra,anno dopo anno,a volte le scorro. Spesso ritrovo stralci di commenti sul come e il chi aveva partecipato a svuotarne la bottiglia. A volte rintraccio una citazione a rimpolpare la tessitura sempre più esile delle rimembranze.
In pratica un diario come un altro,delirante più di altri per l’intento di perseguire l’impossibile scopo di costruire una forma d'immortalità. In fondo anche questo impulso a collezionare può voler dire amore. Passione per un mondo che mi ha avvinto in tenera età e che continua a soggiogarmi con catene di delizie e d'avventure. Si,d'avventure. Quanto viaggio interiore può scatenare una visione. Operazione somma d'astrazione,l’etichetta annuncia l’universo contenuto in una bottiglia e ne fa pregustare il nettare prezioso in essa contenuto.
Dopo un ventennio di bevute in qualche modo attestate e consegnate agli annali,posso dire di preferire le "narranti",quelle che sinteticamente forniscono elementi per un pronto approfondimento. Altrettanto intriganti sono le "creative" e mi sovviene l’esempio di Gravner con un vetusto alberello in etichetta o il misterico point d'interrogation che campeggiava sulla bottiglia di un vino fatto una sola volta in un'annata particolare dai vignaiuoli di Castelmaure,paesino della Linguadoca nel sud della Francia.
Le etichette sono sempre foriere di indizi chiarificatori, complici a tutti gli effetti del discernimento futuro che racconterà il liquido compatto contenuto nel quieto vaso vinario prima della lacerazione e dello stappo.
La collezione ordinata di memorie enoiche è dunque compiuta. Il sistema per trasferire il tempo andato in un porto sicuro escogitato. Di fronte ai faldoni con l’indicazione sul dorso del millesimo di riferimento e contenenti quei curiosi riquadri colorati su sfondo bianco allineati e coperti,sorge il dubbio sull’inutilità dell’azione. Un certo Jean Baudrillard mi viene in soccorso. Ebbe a dire:"Probabilmente chi non colleziona nulla è una persona arida". Questa asserzione la trovo francamente opinabile. Ma forse aveva ragione.
ROSARIO TISO
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