Ho bevuto quattro vini da Chenin blanc in purezza. Ma non in una “verticale“ o durante una manifestazione dove nel tritacarne del gusto si spingono frattaglie di ogni sorta;né con sodali o nel corso di eventi all’uopo concertati. Ma da solo. A casa mia. In quattro giorni. Lentamente. Come aver incontrato quattro amici. Come averli sorbiti con l’anima. Come una meditazione sulla vita e sul cosmo. Come aver pregato.
Nell’ordine: SAUMUR BLANC “LES ECOTARDS“ 2010 del DOMAINE MICHEL CHEVRE’, SAUMUR BLANC “l’INSOLITE“ 2010 del DOMAINE DES ROCHES NEUVES di THIERRY GERMAIN, MONTLOUISE MINERAL+ 2011 di FRANZ SAUMON e l’ANJOU BLANC “LE ROUCHEFER“ 2010 del DOMAINE AGNES e RENE’ MOSSE.
Che scoperta!
Che espansione!
Bevitore d’alta quota in costante ricerca dell’equilibrio sul crinale della qualità, fremo e godo ai venti del piacere che spirano liberamente dove non osano i supponenti e i conformisti, nel dominio dei curiosi. . . aperti, dove la selezione non la fa la ricchezza economica ma quella interiore.
In una delle loro tante liriche, “Canzone per Maria“, il duo Battisti-Mogol affermava di sentir nascere e crescere una canzone “dolce“ per una pluralità di donne nell’arrendersi ai tanti volti dell’amore. Parimenti, in questo incontro serrato con il benedetto terroir della Loira, scopro le infinite stanze del meraviglioso universo del vino nell’abbandonarmi all’innocenza delle sensazioni che come in un gioco di scatole cinesi, al pari dell’apertura di una innumerabile matrioska, dischiude e disvela infiniti altri mondi celati alla mente dalle nebbie del pressapochismo e della limitatezza culturale, dal provincialismo enoico, dall’ansia di specchiarsi in un’idea, di possedere un regno percettivo proprio quasi fosse un’irrinunciabile guadagno, di vincere in branco e in una squadra, di pervenire alla quadratura del cerchio dei sogni , dei desideri e delle aspettative in una fede.
Io dico no!
Che si compia il primato del dubbio e del relativismo.
Il cerchio agognato e conchiuso si spezzi e ridiventi “retta“ che si perda all’infinito e nella sempiterna scoperta. Ma non con le sue qualità geometriche . La“retta“ della storia enoica di ciascuno converga e diverga a piacimento, intersecandosi con altri sconosciuti percorsi: non ci basterà una vita per esplorarli tutti.....
ROSARIO TISO
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