Siamo a Matelica,l’altra metà del cielo del Verdicchio,nella tana di chi detiene la più larga parte dell’intera produzione della denominazione. Nelle cantine Belisario riecheggia un motto:“Amiamo il vino con grande passione e siamo grandi amanti delle passioni“.
Azienda dai numeri importanti,Belisario è capace di qualità artigianale.
I vigneti sono a portata di passo,coltivati direttamente e rappresentativi di una sola etichetta per singola giacitura. La produzione vinicola,concepita come ricerca di sinergie,si avvale dell’apporto di un enologo,di un agronomo,di quattro tecnici viticoli e quattro mastri cantinieri e svariati altri collaboratori per i lavori nei vigneti ed in cantina.
Ogni vino rappresenta un progetto ed ha uno stile ben definito. Si può affermare,senza tema di smentita,che tutte le possibili declinazioni del Verdicchio di Matelica sono esplorate.
Il cuore della superficie vitata batte sulla dorsale dell’alta Valle Esina,terroir d’eccezione che conferisce ai vini aziendali le loro peculiarità. Il microclima zonale assicura un utile binomio:notevoli escursioni termiche e corposo soleggiamento. Simili condizioni determinano grandi concentrazioni terpeniche,buona acidità e consentono basse rese. Riprova di tale assunto,il profilo organolettico del verdicchio “Cambrugiano“.Vino complesso,ha nella criomacerazione e in un sapiente uso dei legni in affinamento ulteriori valori aggiunti per una materia prima che tallona l’eccellenza.
Il “Cambrugiano“ è possente,evoluto,speziato. Forse non è un vino per puristi,ma di certo mette d’accordo tutti .
Con Antonelli ci spostiamo nella vicina Umbria,in località San Marco,porta di accesso al reame del Sagrantino di Montefalco. Titolare di una storia secolare, innervata di tradizione,l’Azienda può vantare altre qualificanti peculiarità:conduzione agronomica biologica, rese per ettaro basse,raccolta delle uve manuale ,tendenzialmente tardiva,selettiva; sapiente utilizzo della gravità per le operazioni in cantina,illimpidimenti senza filtrazione;affinamento svolto in vari passaggi lignei con supplementare sosta in bottiglia per almeno 12 mesi. Questo è il tipico percorso prima viticolo e poi enologico di un Sagrantino di Filippo Antonelli. Se poi tutto si acuisce nel senso di una qualità ancora più spinta(rese ancora più basse,attenzione ancora più parossistica in ogni fase,affinamento più lungo senza stabilizzazione,né filtrazione),allora si è al cospetto del “Chiusa di Pannone“,Sagrantino di Montefalco paradigmatico in tutti i suoi parametri.
In bocca è una deflagrazione di sapori. Frutti rossi e spezie imperversano. Ma il tannino giganteggia,facendone un campione da attendere per fruirne le qualità di sicura gradevolezza.
Proprio l’ammontare del portato tannico è una questione cruciale sul fronte della piacevolezza e dell’equilibrio di un vino.
ROSARIO TISO
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