Viaggiare con lo Slow-Food significa percorrere costantemente i crinali dell’alta qualità. A cominciare dall’organizzazione, sempre puntuale e impeccabile. Ma per la scoperta del Verdicchio e del Sagrantino Paolo Lauriola, nostro condottiero in arme, scegliendo una residenza di grande fascino quale l’albergo “Marchese del Grillo“ nei pressi di Fabriano, non poteva immaginare l’entità della scoperta e che avrebbe conosciuto e fatto conoscere un uomo d’eccezione: Mario D’Alesio.
L’incontro con Lui, la sua famiglia ed il suo staff che conducono perfettamente la fascinosa struttura alberghiera e il ristorante “gourmet“, rientra a pieno titolo nel ristretto novero dei momenti indimenticabili e delle congiunture astrali favorevoli di una vita.
Un’accoglienza fasciante di calore e di cortesia, un servizio frusciante di puntualità ed eleganza e soprattutto tanta umanità priva di sussiego, sono i suoi tratti salienti e distintivi.
La sera prima della partenza ci siamo ritrovati in tanti a degustare un sigaro e bere un distillato nella fresca carezza delle ore notturne, attorno ad un tavolo, davanti all’ingresso dell’albergo. Quel che doveva essere una semplice chiusa dell’orgia emozionale quotidiana si è trasformata nel suggello di una nascente amicizia. Mario ha issato la relazione ad un livello più alto, offrendoci una magnum di un misterico champagne. Il viatico alcolico ha serrato le fila di un fraseggio prima discreto, poi sempre più affettuoso e confidenziale. A Mario si sono aggiunti i suoi collaboratori, finalmente liberi dei panni del lavoro. Qualcuno di noi, vinto dalla stanchezza, è andato a dormire, lasciando aleggiare il suo spirito. Ai superstiti è toccata la sorte di vivere un?esperienza che difficilmente l’oblio potrà scolorire:è stato un crescendo di abbandono e piacevolezza. Mario, nel ruolo inconsapevole di simposiarca, ha portato un tagliere di salumi per accompagnare una magnum di Cà del Bosco Dosage zero, quasi a voler movimentare il desco e alimentare il simposio notturno di ulteriori nutrimento e magìa. Poi è stata la volta della birra a rinfrescare arsure montanti.
Intanto si è parlato di tutto. Considerazioni sul vino si sono intrecciate a confidenze sugli umori e sulla vita, sugli amori, le donne e le speranze, fino a sentirci sodali come solo gli amici possono e sanno fare.
L’indomani il dolce miele delle rimembranze già stillava dall’animo nostro.
Grazie, Mario!
ROSARIO TISO
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