Punti di vista

Più ci penso e più vedo un flebile nesso fra Tradizione+Tipicità+Territorialità e un grande vino.Siccome di questi tempi certe parole altisonanti son tornate di moda dopo che le corrispondenti realtà avevano quasi portato alla tomba il vino italiano(e non per carenze di marketing,come qualche trombone vorrebbe farci credere,quanto per la diffusa scadente qualità!Chi ha papille gustative di ferrea memoria lo ricorderà:se non era per i Supertuscans...)monta sempre più il desiderio di spiegare il mio punto di vista.
Questo,lo dico a priori a scanso di equivoci e per arginare la diffusa ansia da permalosità che serpeggia sul web,non vuol dire in alcun modo manifestare un intento “pontificatorio“ perché,lo dico una volta per tutte,non ho la capacità di perseguirlo,non ne ho voglia e lo ritengo persino sbagliato.La mia è solo una fallibile,risibile,insignificante esternazione pseudo-intellettuale e tanto vale!
E veniamo al punto.
Per fare un grande vino ci vogliono essenzialmente due cose:un grande uomo e un grande sogno.Il “grande uomo con un grande sogno“ fa spesso le cose giuste e sceglie la giusta giacitura,il giusto vitigno da coltivare,le giuste pratiche enologiche da applicare...ma pensare che siano “queste“ a generare la magìa di un grande vino è un grosso errore.
Non si fa un grande vino svolgendo diligentemente il compitino della Tradizione,della Tipicità e della Territorialità.
Il grande uomo con un grande sogno diventa un rabdomante visionario e tira fuori dalle pietre l’acqua vivificatrice.Cosa lega il trittico Tradizione,Tipicità,Territorialità(che d’ora in avanti indicherò per comodità con tre “T“)con vini quali il Sassicaia,il Solaia,il Masseto,L’Ornellaia?(In Toscana l’elenco sarebbe pressoché infinito...)
Mi dite a quale tradizione si sono pedissequamente ispirati Angelo Gaja,Elio Altare,Roberto Voerzio,Luciano Sandrone?
Quale Barbera tradizionale,tipica,territoriale si beveva prima dell’avvento di Giacomo Bologna?
E gli strepitosi Dolcetto di oggi?Cosa hanno in comune con le tre “T“?Cosa ha a che vedere con Tradizione,Tipicità,Territorialità l’Amarone di Romano dal Forno?E il monumentale “Kurni“?E il geniale “Lamarein“?Cosa c’era prima dei “grandi uomini con grandi sogni“ nel Sulcis o sulle pendici dell’Etna?Per far grande un Boca c’è voluto uno straniero.Edoardo Valentini ha provato le barriques e le ha scartate.Poi ha deciso che per i suoi vini ci volesse il “tendone“,che per noi pugliesi è la forma di allevamento meno qualitativa.Risultato:Trebbiano e Montepulciano da favola!
E si potrebbe continuare con l’invenzione della Franciacorta e le vigne in Maremma.Altro che tre “T“.Ho avuto la fortuna di bere gli Chardonnay barricati di Gravner:una delizia.Adesso pressoché dallo stesso fazzoletto di terra realizza Ribolla in anfora:un’emozione.
Tutto,ma proprio tutto,ci suggerisce una verità più verità di tante altre:il primato dell’uomo.
Certo,ci sono condizioni ambientali e ampelografiche per così dire “minime“ da rispettare per centrare l’obiettivo della grande qualità.Lo capirebbe anche un bambino che non si fa un grande vino piantando vigne sulla luna o qualsiasi vitigno ovunque.Ma “un grande uomo con un grande sogno“ trasmette empaticamente la sua anima alle piante e farebbe sulla luna un vino migliore di quello che potrebbe realizzare un produttore mediocre avente a disposizione un grande terroir.
Non credete alle bugie di quegli eccellenti facitori di vino che sostengono di limitarsi ad assecondare la natura.La Natura senza di noi non sa fare buono un vino.E se proprio vogliamo parlare di oggettività nel mondo del vino,ricerchiamola in ciò che è numerabile.Rintracciamola nella consistenza di un campione da degustare.O nell’equilibrio fra le sue durezze e le sue morbidezze.E se non si ha un gusto da rigattiere,irrimediabilmente guastato dal culto del vecchio e dello stantìo,si può convenire sul suo livello di ossidazione.Ma come si può parlare di piacevolezza di un vino come dato oggettivo?
Quel che piace a me può non piacere a te.Và da sé.
Quasi blasfemo è parlare di un grande vino in funzione alimentare o in abbinamento col cibo.
Il grande vino è un solista.Berlo è un atto spirituale.
Comunque,nessuno si senta tirato in causa;nessuno si indigni.Chiamateli quelli che sono:miserevoli,limitati in quanto umani,risibili punti di vista.

ROSARIO TISO
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