Sono a casa,da solo,al cospetto del “5Autoctoni“,sesta edizione.Nella delicata operazione dello “stappo“ mi visita un’immagine mentale,pescata nell’archivio dei ricordi...
“....Era l’Agosto del 2004 in una splendida giornata di sole e d’azzurro.“Via dei Bastioni“ quasi si nascondeva nel dedalo di viuzze che percorre il centro storico di Ortona.La scovo per istinto,nonostante l’imprecisione di quelle cartine metalliche posizionate per i turisti nei punti nevralgici delle città.Al termine di un breve tratto,intervallato da saliscendi e scalinate,giunsi ad una torre medievale,svettante a più livelli,perfettamente ristrutturata.All’interno racchiudeva lo spettacolo di una bottaia sotterranea,di sale di rappresentanza riccamente arredate,una credenza del ’700 francese con intagli a rilievo raffiguranti grappoli e tralci...e vini.La sede centrale dell’azienda “ Farnese “ è questo e molto di più.E’ il lato umano delle cose incarnato dal sales manager,Valentino Sciotti,che mi accolse.Al telefono mi disse che l’azienda era chiusa.Poi aggiunse:“...Se viene subito...gliela faccio visitare!..“...
Così mi ha aspettato.Cinque minuti ed ero lì.
Mi ritrovai al cospetto di una persona di media età,cortese,sportiva,elegante.Mi introdusse in tutti gli ambienti,uffici compresi.Dalla “Direzione“ una porzione di pavimento in vetro lasciava intravvedere la sottostante barricaia.Mi condusse persino in terrazza e potei...come uno di casa...osservare,sedermi,conversare amabilmente.Alla fine,un vero “coup de theatre“.Mi regalò una bottiglia che non conoscevo ancora,se non nelle recensioni entusiastiche dei critici:l’Edizione 5Autoctoni.A quanto mi disse era il vino più importante di Farnese la cui intuizione primigenia era da attribuire al genio di Hugh Johnson.
Ad un perfetto sconosciuto,in visita turistica,non poteva andare meglio....“.
Sono passati alcuni anni e adesso al “5Autoctoni“ dò del “tu“.
Nell’osservare lo spesso liquido inondare il bicchiere,mi sembra di conoscerne già la fitta tessitura ed il profumo che si spande d’intorno è di quelli che ritrovo in tracce di memoria.
Ampio bouquet di frutti rossi orlato di una cresta di vaniglia.
Nessuna nota ossidata disturba l’olfazione.In bocca una vera esplosione di gusto.Non un rivolo di amarezza si avverte:solo dolci morbidezze che si rincorrono.
Ancora una volta l’alchimia di uve differenti e vinificazioni differite è approdata all’armonia.
Che appagamento....
ROSARIO TISO
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