Monza: "La fiaccolata in memoria della strage di via dAmelio di ieri sera – afferma lAssessore alle Politiche Giovanili Martina Sassoli - è stato un esempio concreto delle potenzialità dei giovani monzesi che, se ben indirizzate, danno ottimi risultati. Oltre trecento persone hanno preso parte, infatti, alla manifestazione organizzata dai ragazzi dellassociazione Primavera Monza nel centro storico della nostra città che ha visto anche un toccante intervento da parte di Nando Dalla Chiesa sulla lotta contro lillegalità e la mafia.
Sono questi i giovani con cui è possibile dialogare. Giovani in grado di fare proposte serie, pensate e con obiettivi che guardano verso il bene comune e condiviso.
Spesso per colpa di pochi viene lesa ingiustamente limmagine complessiva dei ragazzi. Episodi negativi accaduti recentemente nella nostra città ad opera di qualche ragazzo, non devono mettere in ombra i tanti giovani monzesi che con impegno, passione e intelligenza sanno creare momenti di incontro costruttivi che quindi vengono sostenuti dallAmministrazione Comunale”.
Strage di via d’Amelio
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Esterno del palazzo in via D’Amelio in cui abitava la madre del giudice Borsellino, davanti al quale avvenne l’attentato
Stato Italia
Luogo Palermo
Obiettivo Paolo Borsellino, Procuratore della Repubblica di Marsala
Data 19 luglio 1992 h 16:58
Tipo Autobomba
Morti 6
Feriti 24
Esecutori Cosa nostra
Motivazione Rappresaglia contro la lotta alla mafia
La strage di via d’Amelio fu un attentato di stampo terroristico-mafioso messo in atto il pomeriggio del 19 luglio 1992 a Palermo in cui persero la vita il giudice antimafia Paolo Borsellino e la sua scorta. L’attentato segue di due mesi la strage di Capaci, in cui fu ucciso il giudice Giovanni Falcone, segnando uno dei momenti più tragici nella lotta alla mafia.
L’esplosione, avvenuta in via Mariano d’Amelio dove viveva la madre di Borsellino e dalla quale il giudice quella domenica si era recato in visita, avvenne per mezzo di una Fiat 126 contenente circa 100 chilogrammi di tritolo.
Secondo gli agenti di scorta, via d’Amelio era una strada pericolosa, tanto che era stato chiesto di procedere preventivamente ad una rimozione dei veicoli parcheggiati davanti alla casa, richiesta però non accolta dal comune di Palermo, come rilasciato in una intervista alla RAI da Antonino Caponnetto.
Oltre a Paolo Borsellino morirono gli agenti di scorta Agostino Catalano (caposcorta), Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto è Antonio Vullo, risvegliatosi in ospedale dopo l’esplosione, in gravi condizioni. La bomba venne radiocomandata a distanza ma non è mai stata definita l’organizzazione della strage, nonostante il giudice fosse a conoscenza di un carico di esplosivi arrivato a Palermo appositamente per essere utilizzato contro di lui. Si sospetta che il detonatore che ha provocato l’esplosione sia stato azionato dal Castello Utveggio.
Dopo l’attentato, l’“agenda rossa“ di Borsellino, agenda che il giudice portava sempre con sé e dove annotava i dati delle indagini, non venne ritrovata. Sul luogo dell’attentato giunse immediatamente il deputato ed ex-giudice Giuseppe Ayala che abitava nelle vicinanze.
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