Roma: Il Sottosegretario alla Salute On. Francesca Martini è intervenuta oggi alla Conferenza stampa di presentazione della campagna del Ministero "Di che razza sei? Umana o disumana?” contro gli abbandoni estivi degli animali di affezione, ed in particolare dei cani, che si è tenuta a Verona presso il Palazzo Scaligero alla presenza del presidente della Provincia Giovanni Miozzie del vicepresidente Fabio Venturi che hanno dato la loro adesione alliniziativa.
Erano presenti, oltre alle associazioni ambientaliste, i sindaci dei Comuni veronesi ai quali è stato chiesto di sensibilizzare i cittadini dei propri territori.
Nel corso del suo intervento il Sottosegretario Martini ha sottolineato:
"Abbiamo avvertito lesigenza di lanciare questa campagna perché è proprio in questo periodo estivo che lincivile fenomeno dellabbandono tocca punte drammatiche. Lanimale daffezione viene purtroppo ancora considerato da una parte della popolazione un oggetto di cui disporre a proprio piacimento, che diventa scomodo quando ci si appresta ad intraprendere un viaggio o quando inizia a dare problemi di gestione. Per questo intendiamo promuovere con forza ogni azione necessaria a far crescere culturalmente i nostri cittadini e guidare gli stessi verso il "possesso consapevole dellanimale da compagnia”, soprattutto stimolando la conoscenza e il rispetto degli animali nelle giovani generazioni che rappresentano la speranza per una futura società basata sul rispetto e sul riconoscimento dei diritti di tutti gli esseri senzienti.
Voglio sottolineare che labbandono di un animale non è solo unazione deprecabile dal punto di vista etico ma è un reato sancito dal nostro ordinamento giuridico. La legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo 281/91 ha affermato infatti il principio fondamentale in base al quale lo Stato "promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente”. Con questa legge lItalia, primo Paese al mondo, ha vietato la soppressione degli animali randagi, ad eccezione di limitati casi, con metodi eutanasici e ad opera di un medico veterinario. è stato così sancito il diritto alla vita degli animali daffezione riconoscendone implicitamente la natura di "esseri senzienti”. Inoltre con lemanazione della legge 189/2004 labbandono di animali è divenuto un illecito penale, infatti lart. 727 del c.p., come modificato dalla suddetta legge, punisce con la pena detentiva dellarresto fino ad un anno o con lammenda da 1.000 a 10.000 Euro "chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività”. Nonostante lesistenza di norme che puniscono severamente chi commette il reato di abbandono, ogni anno purtroppo continuiamo a registrare questo deprecabile fenomeno. Dagli ultimi dati forniti dalle Regioni e Province autonome riferiti al 2007, infatti, il numero presunto di cani randagi sul territorio nazionale è di circa 450.000, si tratta ovviamente di un dato approssimativo e probabilmente sottostimato, e i cani che sono transitati nei canili sanitari secondo i dati delle Regioni e Province autonome nel 2009 sono stati 105.969.
Voglio ricordare che labbandono è un reato che non produce solo sofferenza nellanimale ma causa anche conseguenze di natura igienico-sanitaria e sociale. Basti pensare a riguardo ai numerosi incidenti stradali causati da animali abbandonati o randagi e alle patologie che possono essere veicolate da questi alluomo. Ma anche alle aggressioni che i cani inselvatichiti, spesso affamati e radunati in branchi, possono compiere nei confronti degli altri animali e delle persone.
La risoluzione del problema del randagismo è dunque un dovere di tutti, Istituzioni e cittadini, ognuno deve fare con senso di responsabilità il proprio dovere.
Se viene rinvenuto un animale vagante sul territorio i cittadini devono rivolgersi al Servizio Veterinario territorialmente competente direttamente o, se ciò non è possibile, tramite le forze di Polizia, che hanno il dovere di intervenire”.
foto di repertorio © Silvia Michela carrassi
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