E’ molto tardi e cammino senza meta.
I miei passi sembrano indirizzati verso qualcosa di preciso.
Ho capito:sto fuggendo gli ultimi passanti,voglio rimanere solo.
Una luce rossa mi attira in una “calle“;lo sciabordìo dell’acqua ed il mio respiro sono le uniche presenze.
Appena varcato l’angusto passaggio di un “sotoportego“,ho la sensazione di essermi introdotto in un’altra dimensione.
I riflessi dei lampioni completano la singolare atmosfera:è sogno o realtà?
Né l’uno,né l’altra.A Venezia non esiste alcuna linea di demarcazione,alcun confine che li separi.
Tutto può essere,tutto può accadere.
Come fuori....anche dentro di noi.
Soprattutto di notte,quando montano la nostalgia e i ricordi.
Passa una donna sola distogliendomi dai miei pensieri, sempre più cupi.
Vorrei agire,dirle:“Fermati,non senti un senso di abbandono,un desiderio di oblìo aleggiare intorno a noi?..“.Ma ha gli occhi bassi.Forse ha paura degli sconosciuti e affretta il passo.
Non sono in vena di inseguimenti.
Qualcosa dentro di me si spezza.
E mi ritrovo sull’orlo di gradini che si immergono nell’acqua...
Sembrano un invito a scendere...
e a lasciarsi andare.
ROSARIO TISO
*I contenuti dell’opera non possono essere riprodotti senza l’autorizzazione dell’autore
*Tratto dall’opera “Diario veneziano“ di Rosario Tiso
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