Isola di Marajó
Le donne, ondeggiando in un mare di foglie,
si nascondono e fuggono, leggere danzano
in onore del sole, curiosa danza
imita i macachi, eccitate sospirano
ridono, una mano pendente, e l’altra
sulle spalle. Tre curumins portano ceste
ricolme d’açaí e muricí. Fanno due passi
al secondo, sulla punta dei piedi,
il riso delle donne, il riso dei bambini
volti che appaiono e scompaiono.
Ricomincia la danza. Altre voci:
suoni d’altri animali, acqua che scorre,
rami che si spezzano. La musica, lenti strumenti
Al boto abbracciata, Kupaùba seguiva l’onda
del fiume, della corrente il flusso fino al mare.
Marajó, spazi di sole ardente, ritorno
stelle cadenti, marombos, carapanà s,
ritorno sempre in luoghi lontani, ebbrezza
di cauìm che ubriaca piano
piano, senza fare male, insipido
vischioso scivola in gola.
Dorati banani e mamoeiros,
voci di Marajó, lamenti,
piccoli grida di Cacauè, ma dove vuole andare?
Per cinque fiumi è andata Kupaùba
durante cinque lune ha camminato
mille verdi sentieri ha attraversato
solo per arrivare a Marajó e vedere il mare.
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