Una commedia poetica e struggente, ultima prova d’attore di Marcello Mastroianni che la interpretò a teatro nella stagione 1995/96 (per la produzione del Teatro Stabile del Veneto e la regia di Giulio Bosetti), e cavallo di battaglia di un altro decano delle scene, Gianrico Tedeschi.
Un uomo nella sua stanza attende, osserva, ricorda, sogna. È solo, stanco, privato del suo futuro. Un vecchio.
Fantasie, suggestioni, fantasmi del passato affollano la sua povera stanza dell’immaginario. Sua moglie, morta molti anni prima, è sempre al suo fianco e conversa assiduamente con lui, ogni giorno. Vita e morte si toccano, presente e passato si sovrappongono: in questa stanza il tempo è relativo.
Nella stanza Il vecchio professore attende il figlio che lo accompagnerà in una casa di riposo.
L’uomo vive e respira quella stanza, dove trascorre tutta la sua giornata, quasi volesse portarla con sé; per compagni di viaggio, la musica, i fumetti che ha sempre amato e un album di foto.
Accanto a lui un’altra amica, silenziosa e scomoda: la vecchiaia.
L’uomo affoga sempre più nella malinconia, si confronta ogni giorno con la nostalgia, la sua condizione di impotenza, la disillusione: il presente è insoddisfacente, la vita al tramonto, i progetti conclusi. Entrare in una casa di riposo è una scelta lucida, definitiva, irrimediabile, dettata dal desiderio di non essere di troppo.
Una volta lasciata la propria casa e giunto in un anonimo ospizio, il professore si rifugia nella soffitta, dove ama trascorrere qualche ora in compagnia delle sue fotografie, della musica e di una piantina di basilico: lassù - un modo tutto suo per avvicinarsi sempre più al cielo , attende la fine dei suoi giorni.
Nel nostro tempo, improntato all’egoismo più sfrenato, all’efficienza ad ogni costo, alla ricchezza, alla velocità, al tutto e subito, la vecchiaia è una vergogna da cancellare.
Si insegue freneticamente la giovinezza combattendo i segni del tempo, nell’illusione di annullare la morte.
Essere vecchi significa essere esclusi: ormai altri giovani cantano altre canzoni e il vecchio è troppo lento, troppo stanco, troppo solo, in una parola, inutile. "E invece , puntualizza il regista Daniele Salvo , la vecchiaia al contrario è un privilegio, un momento della vita in cui tutte le linee convergono verso un punto sospeso sul filo dell’orizzonte.
È la somma di tutti gli addendi, il termine di un progetto, l’inizio di un nuovo cammino.
Coincide con la condizione del poeta, che dà scandalo, non serve, dà fastidio: troppo ingenuo, fragile, vero.
E soprattutto, come il vecchio, il poeta sa dire la verità. Il poeta attende paziente, seduto su una panchina sul ciglio del torrente del tempo e guarda… Il poeta, come il vecchio, possiede la mappa del labirinto, crea un modello infantile dell’universo,
Il poeta canta con la sua voce sempre più flebile, ride tra i denti, ma mi accordo che piange.
È solo un uomo, o forse un vecchio. Ma il suo pianto conduce al futuro.
Al Teatro Carcano di Milano da giovedì 7 a domenica 17 marzo 2019
Andrea Giordana Galatea Ranzi
LE ULTIME LUNE
di Furio Bordon
con Luchino Giordana
Scene Fabiana Di Marco | Costumi Martina Piezzo | Disegno luci Giuseppe Filipponio
Regia Daniele Salvo
Produzione Palcoscenico Italiano | Centro Teatrale Meridionale
ORARI: martedì e venerdì ore 19,30 | mercoledì, giovedì e sabato ore 20,30 | domenica ore 16,00
DURATA: 1 ora e 30 minuti + intervallo
PREZZI: poltronissima € 34,00 |balconata € 25,00 |over 65 € 22,00/18,00/17,00/14,50 | under 26 € 15,00/13,50
PRENOTAZIONI: 02 55181377 | 02 55181362
PREVENDITE ONLINE: www.ticketone.it | www.happyticket.it | www.vivaticket.it
TEATRO CARCANO - corso di Porta Romana, 63 - 20122 Milano
info@teatrocarcano.com | www.teatrocarcano.com
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