[ DaPOPOLI”, mensile internazionale della Compagnia di Gesù, che nel suo numero di Novembre pubblica un dossier sull’immigrazione, la MISNA ha tratto l’editoriale del direttore, Bartolomeo Sorge S.I. intitolato “ Migrazioni e Pace” e contraddistinto da una didascalia che dice: “Non ci può essere vera pace senza giustizia e senza rispetto dei diritti umani”.]
"Secondo dati dell’ONU e della Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, nel 2003 i migranti nel mondo sono stati circa 175 milioni: quasi il 3% dell’umanità ! Nei prossimi 50 anni, si prevede che circa 2 milioni di persone si sposteranno ogni anno verso i Paesi sviluppati. L’Europa è la meta più ambita. Negli ultimi cinque anni, l’UE ha registrato un flusso medio in entrata di 1,4 milioni all’anno; gli Stati membri con il numero maggiore di immigrati sono: la Germania (7,3 milioni), la Francia (3,2 milioni), il Regno Unito e l’Italia (2,4 milioni ciascuna). A questi vanno aggiunti quasi 21 milioni di profughi e di rifugiati, fuggiti dai loro Paesi a causa di guerre, terrorismo, violenze e fame, pagando un costo umano altissimo: dal 1993 al marzo di quest’anno, 4.591 persone sono morte nel tentativo di raggiungere l’Europa o di evitare l’espulsione (cfr Rapporto sui diritti globali 2004, a cura della Associazione Società INformazione, Ediesse Milano, p.771s).
LE MIGRAZIONI POSSONO SERVIRE ALLA PACE. In occasione della 90a Giornata Mondiale (21 novembre 2004), Giovanni Paolo II invita a cogliere il fenomeno delle migrazioni in una prospettiva nuova. Il dramma dei rifugiati, degli emigrati e dei profughi che quotidianamente ci interpella " scrive il Papa nel suo tradizionale Messaggio " può trasformarsi in occasione di pace. Sembra paradossale, eppure «il mondo dei migranti è in grado di offrire un valido contributo al consolidamento della pace. Le migrazioni possono infatti agevolare l’incontro e la comprensione tra le civiltà , oltre che fra le persone e le comunità » . Perchè ciò avvenga, però, ci vuole lo sforzo di tutti. Si tratta " spiega il Papa " di diffondere una nuova cultura dell’accoglienza, d’imparare cioè ad armonizzare le differenze e a facilitare l’integrazione attraverso il dialogo, senza per ciò rinunciare ai propri valori. Infatti, «quando le “diversità ” si incontrano integrandosi, danno vita a una “convivialità delle differenze”. Si riscoprono i valori comuni a ogni cultura, capaci di unire e non di dividere; valori che affondano le loro radici nell’identico humus umano». Che altro significa questo, se non gettare le fondamenta stesse della pace? «Non ci può essere vera pace senza giustizia e senza rispetto dei diritti umani».
NO ALLA “FORTEZZA EUROPEA” Venendo in concreto a quanto possiamo fare noi, occorre elaborare in Europa una politica delle migrazioni più responsabile e umana. È assurdo confinare gli oltre 15 milioni di migranti residenti nel vecchio Continente in una sorta di «apartheid europeo». Va rigettata la cultura neoliberista " quella della legge Bossi-Fini, per intenderci " che vorrebbe trasformare l’Europa in una «fortezza chiusa», pronta a sfruttare il lavoro dei migranti, ma escludendoli dal beneficio dei diritti civili. Se continueremo a costruire ghetti, apartheid e «fortezze», non avremo mai la pace! Perchè, piuttosto, non concedere agli extracomunitari che risiedono in Europa e vi lavorano l’accesso ai diritti di cittadinanza riconosciuti agli europei? Solo «se si valorizza l’apporto dei migranti e dei rifugiati " conclude il Papa ", l’umanità può divenire sempre più famiglia di tutti e la nostra terra una reale “casa comune”». Solo affrontando il problema delle migrazioni con l’ottica nuova dell’accoglienza, potremo realmente costruire insieme un domani di pace." [MB]
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