La gente ama le conversazioni leggere.Le domande e le risposte che non dicono niente di noi,che non ci svelano.
Fra le tante mi chiedono spesso come va il lavoro.Io solitamente replico:“Bene“.Poi mi capita di rifletterci:quando si può dire che va bene il proprio lavoro?
E mi rispondo:quando trova la sua giusta collocazione negli equilibrismi di una vita.Una collocazione “mobile“.
Occasionalmente può anche occupare il primo posto...ma quando lo sorprendo in cima ai miei pensieri per lungo tempo vuol dire che sta mettendo radici là...e non va bene!Occorre schiodarlo perché altre realtà reclamano quella posizione.Le proprie passioni,i figli,la famiglia,gli amici rivendicano il proprio spazio e il proprio ruolo fondamentale in una vita e,per ultimo...ma non per questo meno importante,tutto quello che è contenuto nella“scatola nera“ asserragliata nell’angolo più recondito della mia anima.
Si,come quella degli aerei!Un aereo cade...si disintegra...e la scatola nera gli sopravvive...con tutta la sua storia.
Ogni uomo,nel “sancta sanctorum“ della propria interiorità,ne possiede una,anche inconsapevolmente.Da lì partono impulsi che esprimono le nostre più profonde esigenze:quelle del vero Io.Guai a non tenerne conto!Guai a non ascoltare le voci di dentro!Finiremmo per non essere più i conducenti del nostro autobus ma semplici passeggeri,condotti chissà dove,in luoghi stranieri lontani dai nostri sogni.
Quando ho imparato a guidare l’automobile ricordo che le prime volte non riuscivo a farle fare quello che volevo,a condurla dove dicevo io.Sembrava che fossi in balia del “mezzo“.Quando questo accade con la propria vita è allarme rosso.
Tutto passa per il cuore.
Quando non c’è una frazione di cuore,un frammento di anima in un gesto,in un’azione,in una scelta...andrebbe accantonata a priori.Se abbiamo a “cuore“la nostra esistenza vanno accantonati i progetti che non nascono da dentro ma sono frutto di sovrastrutture intellettuali o ideologiche.Se non vogliamo smarrirci serve desistere dal seguire percorsi che hanno fatto la felicità altrui e potrebbero causare la nostra infelicità.Insomma,in una parola,è saggio cercare la propria...unica...originalissima strada.Nessuno può indicarcela.Nessuno.
Dobbiamo scovarla nella più perfetta solitudine con i nostri soli e sgangherati mezzi.E’ la nostra unica missione!
Tutto questo,sovente,accade nel silenzio...esteriore ed interiore.Nel silenzio crescono e maturano le domande e le risposte che ci raccontano il senso delle cose.Oggi c’è troppo rumore,dentro e fuori.Una società fondata sul rumore.
Il rumore inteso come indice di vitalità.Paravento che nasconde non pochi vuoti,non poco nulla.
Faccio sempre più fatica a ritagliarmi i miei silenzi.
Faccio sempre più fatica a seguire le tracce del mio sentiero nel ginepraio dei tanti che si dipanano...nitidi...nella vasta prateria erbosa che si stende davanti a me.
ROSARIO TISO
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