Giorno di primavera.Sono in macchina e mi ritrovo a percorrere
una strada di campagna quasi senza averlo scelto,per istinto.
E’ ora,forse,che si rinnovi il contatto con la linfa vivificatrice della natura.
E,appena fuori città,mi accoglie il solito tripudio di luce,colori,profumi tipico dei luoghi aperti,erbosi.
Inspiro con tutta l’energia che posso e bevo al calice del vento....
Un frammento dell’esperienza adamitica pare rimasto imprigionato nei miei geni:non riesco a godere del momento appieno.
Il solito puntuto dolore mi ferisce:un senso di paradiso perduto.
La gravità e l’ineluttabilità della condizione umana appesantisce ogni cosa mentre osservo il profilo tormentato delle colline all’orizzonte.
Non riesco a liberarmi,neppure adesso,in un momento piacevole,dei miei peggiori spettri:la paura e la razionalizzazione.
Quando “precipito“ pare che debba arrivare al fondo dell’inesistenza,della disperazione assoluta,prima di risalire.All’improvviso la mia vita sembra priva di obiettivi immediati,un gigantesco,caotico intrecciarsi di esperienze e di persone sospeso nel vuoto.
Quel che voglio non riesco a farlo,impotente a imporre il mio volere al tempo.
E allora mi soccorre la ragione affrancatrice.
Sollevo le serrande che si sono abbassate sul mio mondo e cerco di metterci un pò d’ordine:se non mi risistemo dentro...da fuori nessun evento provvidenziale può giovarmi.
Pian piano la paralisi si scioglie.
Tante,troppe volte l’ho vissuto...
ROSARIO TISO
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