I Monarchici del CMI hanno ricordato Maurice Blanchot, nato a Quain (Saone-et-Loire) il 22 settembre 1907 da una famiglia cattolica.
Diplomato giovanissimo, Blanchot intraprese a Strasburgo studi di germanistica prima di conseguire il Diploma di studi superiori alla Sorbona di Parigi e di studi di medicina con specializzazione in psichiatria.
Blanchot non è mai apparso in televisione, non ha mai parlato alla radio, e addirittura non ha mai nemmeno parlato in pubblico, non ha mai autorizzato nessuno a fotografarlo. Non ha mai calcato un’aula universitaria come insegnante”¦ E’ stata una scelta precisa e motivata. Il motto che caratterizza tutta la sua esistenza è: "Apparaître le moins possible, non pas pour exalter mes livres, mais pour èviter la prèsence d'un auteur qui prètendrait à une existence propre".
Fino al '38 Blanchot fu giornalista politico, collaboratore del Journal des Dèbats, di cui diventerà anche redattore capo. Manifesta vive simpatie monarchiche e auspica una sorta di rivoluzione spirituale nazionale.
Tra il 1933 e il 1944 scrive oltre 200 articoli e sarà uno degli animatori della rivista Combat fondata da Thierry Maulnier. Nel 1933 egli denuncia “le barbare persecuzioni contro gli ebrei” compiute dai nazisti.
Fra il 1935 e il 1936 compone i suoi primi due racconti brevi: Le Dernier Mot e l’Idylle. Dal 1938 Blanchot cessa di scrivere articoli di carattere prettamente politico, per dedicarsi essenzialmente alla critica letteraria. Nell’estate del 1940 abbandona definitivamente le fila della destra francese e scrive il suo primo romanzo, Thomas l’Obscure. Nel 1941 incontra Georges Bataille col quale stringe una profonda amicizia. Tramite Bataille, si avvicina agli ambienti della resistenza, pur continuando a scrivere per riviste vicine alla Francia di Petain. Dal marzo al maggio del 1942 divenne il segretario della Nouvelle Revue Française.
Blanchot nascose la moglie e la figlia del filosofo ebreo Emmanuel Levinas e le aiutò a mettersi in salvo fuggendo clandestinamente in Svizzera.
Gli anni ’40 e ’50 sono dedicati essenzialmente alla scrittura di opere narrative e critiche ma nel 1958 Blanchot manifesta pubblicamente il suo rifiuto nei confronti di De Gaulle. Nel 1960 è uno dei redattori del “Manifesto dei 121” contro la guerra d’Algeria.
Il ’68 vide Blanchot partecipe in forma anonima alle manifestazioni. Negli anni successivi la questione politica assume per lui i contorni della fondamentale riflessione che porta a quel breve testo, La comunità inconfessabile del 1983. Pur facendo vita ritirata e rifuggendo i media, Blanchot non rinunciò mai a prendere posizione pubblicamente, a riprova di una chiara concezione dell’impegno da parte dell’intellettuale, di cui è testimonianza un altro breve scritto: Les intellectuels en question (1984, ristampato nel 1996). Nel 1993 firma l’Appello alla vigilanza contro le manifestazioni neonaziste in Europa.
Dal 1949 al 1957 Blanchot visse nel villaggio di Eze-sur-mer, sopra Nizza. Nel 1994 appare l’ultimissima sua opera, il breve racconto, l’instant de ma mort-¸che narra una vicenda incredibile e fino ad allora ignota, di quando rischiò di essere fucilato dai tedeschi a Quain nel 1944. La data dell’edizione è il 22 settembre 1994, che è anche l’anniversario della sua nascita.
Muore all’età di 95 anni senza lasciare allievi ne imitatori, ma ha lungamente condizionato un’intera epoca, innanzi tutto attraverso le sue letture.
Blanchot ha proposto un punto di vista radicalmente nuovo rispetto ad opere come quella di Rilke, di Kafka, Mallarmè, Nietzsche, Holderlin, Sade, Lautreamont, Artaud. Quindi la sua è, prima di tutto, l’eredità di un nuovo approccio alla letteratura (intesa in senso larghissimo, e lui stesso negli ultimi anni preferiva parlare piuttosto di “scrittura”). Inoltre resta fondamentale la sua interpretazione dell’opera come una unità complessa: al gesto della scrittura, corrisponde quello della lettura, e la parola scritta acquista vita nel momento in cui uno sguardo la riempie di senso. Tutti questi diversi momenti, in realtà devono essere pensati insieme. Ma il destino dell’opera stessa, dell’esperienza letteraria è quello di accedere ad una dimensione, quella dell’immaginario, che è inevitabilmente negazione del reale, e quindi esperienza del vuoto, della morte. L’immaginario che è la natura profonda della scrittura costituisce però anche un pericolo, il pericolo della fascinazione, che attira verso il nulla, la sparizione, il silenzio, il fallimento dell’opera stessa. Lo scrittore come un Ulisse nell’oceano deve resistere al richiamo delle sirene che lo potrebbero portare al naufragio.
Poco conosciuto al grande pubblico, Maurice Blanchot è stato tuttavia una vera autorità negli ambienti intellettuali francesi ed europei, ha influenzato profondamente autori come Jean-Paul Sartre, Emmanuel Levinas, Georges Bataille, Renè Char, Roland Barthes, Michel Foucault, e persino alcuni della generazione successiva, come Derrida e Nancy. Ai quali, non a caso è stata affidata l’orazione funebre il giorno delle esequie, il 20 febbraio 2003.
Gli intelletuali gli hanno reso omaggio nel centenario della nascita, nel 2007, con un convegno all’Università Parigi X in aprile e a Cerisy in luglio e preparano una giornata d'omaggio il prossimo 22 settembre a Parigi, al "Petit Palais", nell’attesa della pubblicazione da parte del noto editore Gallimard di una raccolta di articoli in ottobre.
Eugenio Armando Dondero
Portavoce
Coordinamento Monarchico Italiano
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