Le sculture progressiste di Ennio Giuliani

nuove tecniche dell’arte alla antica biblioteca valle di Roma

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Roma: Ennio Giuliani, un incredibile idealista, un ricercatore nato, da sempre alla ricerca, anche lui, della formula per preparare l’oro, come gli antichi alchimisti alla ricerca della pietra filosofale.

Così si è presentato ieri sera alla Antica Biblioteca Valle di Roma l’artista che scompone, scalda, cuoce, distilla e, da ultimo, impasta le sue opere, ricavate dalla resina.

Fusione a freddo è il nome della sua arte, una tecnica per ricavare arredi, scenografie, forme di carattere futuristico che abbinano l’informale con il tecnologico: secondo la sua teoria l’uomo sa discernere e costruire e così facendo compone ed illumina di se il mondo che lo circonda, creando una immagine fantastica ma tuttavia realistica che tende tutta a dividere ciò che è buono da ciò che è cattivo, proprio come gli antichi alchimisti.

A differenza dei ricercatori medievali che cercavano soltanto l’oro, Giuliani usa materiali nuovi, che ricordano ognuno il colore della terra, i pigmenti naturali, oli e cere, usando il guado - una pianta antica soltanto ora riscoperta - per ricavare il suo azzurro cobaltoso che unito nelle fusioni dona loro un che di solido, di reale e di irreale insieme che si fonde in un fascio di luce “ solido “ che materializza forme trasparenti e policrome.

Il laboratorio di Ennio ospita anche suoi allievi ed estimatori, che seguono il maestro e lo imitano, come Laura Facchini che dalle sue liquide luminescenze fa filtrare immagini di aria liquefatta ed aggrumata, luminescenze dalle quali sembrano trasparire il sole ed il cielo e che rimembrano acque profonde, abissali trasparenze.


L’esposizione della Biblioteca ospita altresì opere di Marco Stefanini, altro autore di bassorilievi creati, tra l’altro, con spezie da cucina che consentono alla mente visiva dello spettatore di catturare una immagine che lo rendono stupito dalla fatuità dei materiali impegati che fanno della loro deperibilità motivo di vita che si sublima nell’arte.

Luciano Morellini, altro futurista convinto, si unisce al gruppo che, partendo da Recanati, tocca Roma, Milano, Ginevra lanciando il suo manifesto artistico, un prodotto che alla fine viene addirittura impiegato in forma “ concreta “ potendo essere utilizzato, in quanto resina e duttile, malleabile, lavorabile a 25 gradi centigradi, anche per la realizzazione nientemeno che di imbarcazioni ultraleggere.
Bassorilievi reperti della comunicazione antica rivivono ora su superfici moderne di policarbonato scambiandosi i ruoli in modo sorprendentemente moderno, eliminando il panico nello spettatore che, uso alle forme barocche della storia dell’arte italiana, finalmente trascende i limiti dell’antico e volge lo sguardo alle moderne fusioni cromatiche inaspettate e meravigliose.
Le opere di Giuliani costituiscono ora opere d’arte da vedersi come merce di consumo, vere e proprie lampade da interni che l’artista elabora nella sua fucina, lampade improbabili ma concrete, figure attraversate dalla luce e che riecheggiano suoni come melodie vaghe e lontane, ma concretamente vicine, anche se difficilmente identificabili: in concreto Giuliani dichiara al mondo una sua intima libertà liberandosi così dagli “ obblighi “ delle forme canoniche dell’arte espressiva.
Un evento, questo che si celebra alla Antica Biblioteca Valle dal 16 luglio al 15 settembre, in un incontro tra arte, sound latino e gastronomia, per incontrare l’amica nazione Ucraina, con Chaly Albert, prestigioso musicista argentino che sotto l’attenta regia di Marco Gambelli porta nei locali il profumo della campagna d’origine di Ennio Giuliani, le Marche, con degustazioni gastronomiche tipiche e vini dal gustoso sapore casereccio.
Poiché il ricavato della serata inaugurale è dedicato all’Associazione Peter Pan che da anni cura i problemi dell’accoglienza delle famiglie dei bambini oncoematologici, maggior merito agli espositori che hanno saputo unire la grazia delle loro opere, l’estro creativo delle loro espressioni alla grande bontà d’animo che contraddistingue la sensibilità degli artisti.