Milano: "La mostra valorizza in particolare il tema del rapporto armonico tra edificio, ambiente e paesaggio: un tema particolarmente attuale nelle politiche urbanistiche considerando che la buona architettura è capace di fare innovazione e rispettando l’identità territoriale" - ha dichiarato Letizia Moratti - "Palladio, uno degli architetti più imitati nella storia dell’architettura mondiale, compone logge e decori come si comporrebbe una musica, secondo un'armonia matematica. La stessa con cui Portoghesi ha allestito questa mostra, le sette sezioni si richiamano a parole come gioia, senso, spazio, musica, assoluto. Tutte parole del Palladio". "Attraverso le fotografie di Lorenzo Cappellini e i testi di Paolo Portoghesi si sottolineano le due anime di Palladio - ha continuato il Sindaco - il rigore armonico e la ricerca dell’inaspettato, del misterioso: una contrapposizione apparente che lo ha fatto amare sia dagli estimatori dell’ordine che dagli sperimentalismi più inquieti". È stata presentata questa mattina a Palazzo Marino dal Sindaco Letizia Moratti, l’assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory, il fotografo Lorenzo Cappellini, l’architetteo Paolo Portoghesi e la curatrice Petra Bernitsa la mostra "La mano del Palladio" promossa dal Comune di Milano, in collaborazione con Palazzo Reale e la società editrice Umberto Allemandi, in occasione delle celebrazioni per il cinquecentenario della nascita di Andrea Palladio, in programma dal 31 ottobre al 14 dicembre 2008 nella sala delle Otto Colonne a Palazzo Reale La mostra nasce dalla collaborazione di Paolo Portoghesi e Lorenzo Cappellini.
Le fotografie realizzate da Capellini, che ritraggono le architetture palladiane, si inseriscono in un suggestivo allestimento realizzato da Portoghesi, che richiama la pulizia dell’estetica palladiana. Il percorso della mostra si articola in sette aree tematiche: La gioia del cantiere; Ragione e senso; La loggia ; Intersezioni. Spazi dentro spazi; Il nudo e l’ horror vacui; Il numero, la musica, l’assoluto; Il paesaggio palladiano. Portoghesi è anche l’autore dei testi che accompagnano le immagini di Capellini, le quali sottolineano l’originale impatto delle opere palladiane sul paesaggio e le modificazioni successive, dovute all’evoluzione ed agli interventi urbani e costruttivi.
LA MANO DI PALLADIO
Fotografie di Lorenzo Capellini, testi di Paolo Portoghesi a cura di Petra Bernitsa
31 Ottobre - 14 Dicembre 2008.. Sala delle Otto Colonne - Palazzo Reale
Promossa dal Comune di Milano-Cultura e realizzata da Palazzo Reale in collaborazione con la società editrice Umberto Allemandi & C., la mostra LA MANO DI PALLADIO si inserisce all’interno delle celebrazioni per il cinquecentenario della nascita di Andrea Palladio (pseudonimo di Andrea di Pietro dalla Gondola; Padova, 30 novembre 1508 - Maser, 19 agosto 1580) sommo architetto e geniale scenografo italiano, autore del trattato I quattro libri dell’architettura (1570), che ha profondamente influenzato la storia dell’architettura europea e più tardi quella nord americana.
Il progetto espositivo, ospitato nella sala delle Otto Colonne a Palazzo Reale, nasce dal fortunato incontro tra Paolo Portoghesi, architetto "veneto" per avere realizzato opere ispirate agli insegnamenti di Palladio, ma anche storico e critico innamorato dell’ordine classico e dell’architettura come linguaggio, con Lorenzo Capellini, fotografo che ha saputo mettere in luce con sensibilità e immaginazione il sottile cromatismo delle opere palladiane. Da questa inedita collaborazione - confluita in un prestigioso volume, edito da Allemandi - prende forma la folgorante narrazione che attraversa, con ragione e sentimento, il percorso della mostra e si fa testimonianza della linfa vitale della "Mano di Palladio".
Le fotografie realizzate da Capellini e dedicate alle architetture palladiane si inseriscono in un suggestivo allestimento realizzato dallo stesso Portoghesi, che richiama l’ eurythmia e la pulizia dell’estetica palladiana. La configurazione spaziale risulta da un tipo di pianta simmetrico che si avvicina alla forma del violino mentre il percorso espositivo si ispira all’immagine poetica e simbolica dell’organo, immagine dell’harmonia mundi e sovrascrittura della memoria architettonica. Portoghesi è anche l’autore dei testi che accompagnano le immagini di Capellini, le quali sottolineano l’originale impatto delle opere palladiane sul paesaggio e le modificazioni successive, dovute all’evoluzione ed agli interventi urbani e costruttivi.
Il percorso della mostra si articola in sette aree tematiche: La gioia del cantiere; Ragione e senso; La loggia ; Intersezioni. Spazi dentro spazi; Il nudo e l’ horror vacui; Il numero, la musica, l’assoluto; Il paesaggio palladiano.
Palladio, architetto europeo di fama mondiale grazie alle meravigliose e imitatissime ville, 24 delle quali diventate Patrimonio Mondiale dell’Umanità, come Villa Almerico e Villa Foscari La Malcontenta, ma anche per i palazzi, per le chiese, per i conventi, per la Basilica di Vicenza e per il Teatro Olimpico, è per Portoghesi un architetto dal mestiere "alchemico" che abita il mondo e «...studia di sapere le ragioni delle cose» per raggiungere, sulla scia di Leon Battista Alberti, «l’armonia degli occhi nostri», aiutando i suoi committenti a vedere, a ornare, a contemplare, anche servendosi dell’analogia riconosciuta con le «proporzioni delle voci».
Gli edifici di Palladio rapiscono al primo colpo d'occhio ed è senza dubbio dai giusti rapporti delle parti che nasce questa immediata e piacevole sensazione. Palladio li ha determinati attraverso le regole dell’armonia ed è sulla base di queste regole che si stabilisce la bellezza principale delle opere di questo famoso architetto.
«...Le fabbriche si stimano più per la forma che per la materia». In tutta la sua vita Palladio si attiene a questo suo principio insieme tecnico ed etico dove emerge come sosteneva Heidegger che il pensare, non è qualcosa di puramente teorico e disinteressato dalla pratica, ma è il modo originario di custodire la verità e di abitare il mondo.
«l’architettura palladiana»- scrive Portoghesi - «ha sempre riscosso consenso su due fronti: da parte degli osservatori che apprezzano la sua fedeltà a un ideale di razionalità e di regolarità, e da parte degli "osservatori inquieti", che ne hanno riconosciuto, come ha detto Piovene, "l’inaspettato, la fluidità, il mistero, la combustione fulminea delle visioni"».
Il progetto esposto a Palazzo Reale è dunque una mostra che ha il merito di sensibilizzare il pubblico interessato all’architettura, ma anche alle tematiche dell’armonia tra gli edifici ed il paesaggio in cui vengono inseriti, e al contempo svelare al visitatore quanto c'è di più soggettivo, personale e segreto nell’arte del più imitato architetto della storia universale.