Tra chi è sceso in Italia da Est dopo il 1991, anno dell’inizio della Perestroika, con la fine del comunismo e la disgregazione dell’Urss, c’è anche Ludmila Hlushchenco. È ucraìna di lingua russa, viene da Nicolaiev, città industriale che s’affaccia sul Mar Nero, Ludmila è una poetessa, che s’ispira per convinzioni e contenuti ad una delle più alte e drammatiche personalità del Novecento russo come Marina Cvetaeva.
La Hlushchenco giunge in Italia come molte altre sue coetanee in cerca di un lavoro, che le consenta di ottenere uno reddito migliore di quello offertole dalle autorità del suo Paese. Da esule, lontana dalla sua amata e misteriosa terra natale, la Piccola Russia, palesa un’intensa voglia di vivere, di incontrare gente e di fare amicizia, ma, alla fine, si ritrova terribilmente sola. Tuttavia supera lo sconforto e l’amarezza per la sua condizione di solitudine nella ricerca interiore e nell’accettazione di sè: cerca quindi di nuovo, con testardaggine, altre persone su cui riversare il suo fuoco, la sua passione poetica. Produce in Italia più di 400 testi che le sorgono spontanei in tre lingue: russo, ucraìno ed italiano.
La sua tecnica poetica si caratterizza per la scioltezza dei versi e per l’immediatezza dei contenuti.
“La solitudine” è una delle poesie di Ludmila Hlushchenco tra le più vive, scritta in lingua russa, durante la sua permanenza in Roma. Nella decina di righe di cui è composta la sua poesia Ludmila supera il problema sociale del nostro secolo, scoprendo sè stessa come persona al femminile proiettata nell’escatologico. Due poesie ovviamente diverse, radicate nello stesso terreno per due volte sconvolto della Russia, quella della grande Cvetaeva agli inizi del ’900 segnata dalla Rivoluzione d’Ottobre e quella della nostra contemporanea e meno conosciuta Hlushchenco la quale alla grande Marina Cvetaeva si è ispirata, una Piccola Russia alle prese con i disastri della Perestroika: classica e apollinea la prima, ermetica ed escatologica la seconda, comunque centrata su una visione antroposofica dell’esistenza. Due vite diverse, anche se entrambe tempestose e piagate della costante nostalgia per la patria, ormai diversa, e perduta.
La produzione di testi di Ludmila Hlushchenco è ricca di racconti e fiabe ispirate ai temi propri della tradizione russa, ai valori ieratici della persona e del gruppo tradotti nel quadro attuale della vita. Così Ludmila s’interessa alle problematiche più gravi del mondo giovanile ed a quello dell’infanzia. La fiaba “Le Maschere” è uno dei brani più significativi in tal senso.
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