Verso l’unità europea

Il nuovo assetto del processo d'integrazione non è condiviso da tutti

168.1K visualizzazioni

La Presidenza portoghese dell’Unione Europea ha compiuto un passo importante verso il raggiungimento di quello che è l’obiettivo principale del suo semestre, vale a dire la stesura di un nuovo Trattato entro ottobre. Nell’ultimo Consiglio Affari Generali e Relazioni Esterne (CAGRE) prima della pausa estiva, il 23 luglio è stata inaugurata a Bruxelles la Conferenza intergovernativa (CIG) 2007, il cui obiettivo è definire il testo che emenderà i principali Trattati in vigore. Seguendo, infatti, il mandato assegnato dal Consiglio europeo del 21 e 22 giugno scorsi, i rappresentanti dei 27 Stati membri saranno chiamati a redigere un nuovo Trattato di riforma del Trattato sull’Unione europea e del Trattato che istituisce la Comunità europea.

Visto anche il carattere dettagliato dell’accordo raggiunto all’ultimo summit europeo, la rapidità dei lavori sarà uno dei principali tratti caratteristici della nuova CIG.
Essa dovrebbe realizzare il suo obiettivo entro il 2007, in modo da garantire tempi sufficientemente lunghi per la ratifica del nuovo Trattato, che dovrà entrare in vigore prima delle prossime elezioni del Parlamento europeo, previste per il giugno 2009.
Come avvenuto per le precedenti modifiche dei Trattati, anche l’attuale CIG sarà condotta sotto la responsabilità generale dei capi di Stato e di governo dei 27, assistiti dai membri del CAGRE. È prevista inoltre la partecipazione di un rappresentante della Commissione e di tre membri del Parlamento Europeo. Ad assistere i lavori fornendo il necessario supporto organizzativo sarà , come sempre, il Segretariato Generale del Consiglio dell’UE.
Senza perdere tempo, la Presidenza ha già predisposto e consegnato un progetto di Trattato, che sarà sottoposto alla discussione della CIG. La parte centrale del testo è composta da 145 pagine, alle quali si accompagnano quasi altrettante (132) di protocolli e dichiarazioni (che in totale saranno rispettivamente 12 e 51). Confrontato con le 475 pagine del progetto di Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa, respinto dai referendum francese e del Regno dei Paesi Bassi e definitivamente abbandonato dall’UE il mese scorso, il nuovo Trattato dovrebbe essere più breve, ma non sostituirà integralmente i Trattati precedenti, come intendeva invece fare la Costituzione.

Le trattative verteranno principalmente sugli aspetti giuridici, in modo da non aprire questioni su cui si potrebbero consumare rotture che potrebbero compromettere il con-senso raggiunto sotto la Presidenza di turno tedesca. La Commissione ha valutato positivamente l’accordo e il mandato conferito alla CIG. I punti contenuti in tale mandato so-no irrinunciabili di fronte alla necessità di rispondere alle sfide di un mondo in cambia-mento e di adeguare le istituzioni ed i meccanismi decisionali dell’Ue per garantire un’Europa più efficiente e più efficace ma, al contempo, più democratica e trasparente.

Questo è l’attuale stato delle cose, questa è l’unica realtà , questo è l’unico progetto dei 27.

Recentemente, in Italia un avvocato ha lanciato un'idea che contrasta totalmente con lo stato attuale del processo d'integrazione europea, chiedendo di prorogare ipso facto la validità del Trattato che istituiva una Costituzione per l’Europa. Un Trattato che, come abbiamo visto, è già stato definitivamente abbandonato dai 27 Paesi membri dell’Unione Europea al Consiglio europeo del 21 e 22 giugno scorsi.
l’appello recita: " Poche settimane fa il Capo dello Stato Giorgio Napolitano ha manifestato tutta la sua delusione per le conclusioni del Consiglio Europeo di Bruxelles del 22 di Giugno 2007, affermando la necessità di un' Europa a due velocità nel processo di integrazione politica supernazionale". Tra le prime adesioni quella del Principe Emanuele Filiberto di Savoia, Presidente di Valori e Futuro, che ha dichiarato tra l’altro: "Concordo pienamente con la necessità di dare un nuovo slancio al processo di istituzione della Costituzione Europea, arenatosi a causa della bocciatura da parte di alcuni Paesi. La Costituzione Europea è certamente necessaria al fine di dare un vero corpo operativo all’attuale Unione, che appare, attualmente, meramente un'organizzazione economica. Auspico che questo appello possa essere ascoltato; al tempo stesso mi auguro che la Costituzione Europea possa avere quelle piccole e doverose modifiche che la renderebbero più forte e condivisibile; una delle quali riguarda certamente il richiamo alle radici Cristiane del popolo europeo. Le nostre radici e le nostre millenarie tradizioni sono va-lori irrinunciabili per un'Europa forte, equa, e in grado di guardare lontano con sicurezza."

Purtroppo, dobbiamo notare come le parole del Capo dello Stato italiano avessero, in realtà , un altro significato. Le sue dichiarazioni, pronunciate in occasione del terzo simposio COTEC Europa lo scorso 17 luglio a Lisbona, affermavano tra l’altro:
"Sono perciò lieto di essere oggi a Lisbona, in una delle più affascinanti capitali d'Europa, all’inizio del semestre di Presidenza portoghese dell’Unione Europea che dovrà tradurre in norme dei trattati il mandato del Consiglio europeo del 21-23 giugno e dare così un primo sbocco, finalmente condiviso, al processo di riforma delle istituzioni comuni che venne avviato nel lontano dicembre 2001 a Laeken.

l’Europa dei risultati non potrà essere realizzata se il nostro continente, oltre che poggiare su istituzioni più solide, non sarà animato da una rinnovata volontà di coesione. Nessuno dei nostri comuni obiettivi potrà essere raggiunto se ci faremo condizionare da visioni e interessi particolari, da pretese nazionali anguste e anacronistiche ; se nei fatti, pur rendendo omaggio retorico all’Europa, si tenderà a circoscriverne l’ulteriore integrazione e a limitarne la capacità di decisione e di azione.

Siamo ora alla vigilia dell’inizio della nuova Conferenza Intergovernativa.
Il Consiglio Europeo di giugno ha sgombrato il campo dallo stallo istituzionale e dalla conseguente situazione di incertezza in cui era precipitata l’Unione negli ultimi due anni. Nessuno può sottovalutare questo risultato; ma non si può neppure sottovalutare il prezzo pagato, non solo in termini di riduzione delle ambizioni costituzionali dell’Unione, ma anche di forza e di leggibilità del progetto europeo. A preoccupare non è solo la rinuncia ad alcune disposizioni del Trattato costituzionale e al suo impianto innovativo, ma il riemergere dell’antica tendenza a ridurre il processo d'integrazione a semplice cooperazione tra i governi, guidata da un tradizionale giuoco di alleanze e direttori. E preoccupa la volontà di ribadire minuziosamente le competenze nazionali, anche nei set-tori - come la politica estera e di sicurezza e la giustizia e affari interni - dove invece è più forte l’esigenza di una Europa più incisiva ed unita.
È quindi necessario che i nostri tre Paesi - che tanto hanno contribuito all’avanzamento dell’Europa e che tanti benefici ne hanno tratto - operino in sintonia per un rilancio del-lo spirito e del metodo comunitario, al fine di scongiurare il rischio che l’Unione venga meno alle proprie responsabilità e alle attese dei cittadini.

I prossimi mesi saranno cruciali. La Presidenza portoghese potrà contare sul convinto sostegno dell’Italia per evitare che vengano compiuti ulteriori sacrifici rispetto al compromesso così faticosamente raggiunto al Consiglio Europeo del 21-23 giugno".
La "rinnovata volontà di coesione" auspicata da Napolitano non può essere un'Europa "a due velocità ". Lo dimostra un'altra parte del discorso del Capo dello Stato ("Il Consiglio Europeo di giugno ha sgombrato il campo dallo stallo istituzionale") e la sua conferma dell’appoggio dell’Italia e il suo ("La Presidenza portoghese potrà contare sul convinto sostegno dell’Italia per evitare che vengano compiuti ulteriori sacrifici rispetto al compromesso così faticosamente raggiunto al Consiglio Europeo del 21-23 giugno").

Non solo. Il Presidente Napolitamo ha fatto anche altre dichiarazioni, per esempio a Vienna il 26 giugno 2007 durante il brindisi in occasione del Pranzo di Stato offerto dal Presidente Federale d'Austria: "Siamo all’indomani di un’importante riunione del Consiglio europeo, che ha aperto la strada al superamento dell’impasse istituzionale, in cui da due anni si dibatteva l’Unione. Ma si è pagato il prezzo di una frammentazione e di un impoverimento del Trattato sottoscritto nel 2004. E’ stato messo in questione lo spirito, e con esso il metodo, comunitario ; è risorta la tendenza a ridurre il processo d’integrazione a una semplice rete intergovernativa, in seno alla quale ritorni il vecchio giuoco delle alleanze".
Ricordiamo anche le sue dichiarazioni del 9 maggio al palazzo del Quirinale, prima del Consiglio europeo, durante l’incontro con gli organizzatori e gli studenti vincitori del concorso "l’Europa alla lavagna" in occasione della Festa dell’Europa: "Il significato dell’Europa a due velocità è molto dubbio. È un dato di fatto che ci sono stati momenti in cui sono state assunte decisioni importanti che non hanno coinvolto tutti i paesi allora membri della Comunità o dell’Unione Europea: decisioni che si sono realizzate con chi ci stava. Si è fatto l’accordo Schengen con chi ci stava: si è costruito un sistema molto importante, per la libera circolazione dei cittadini e anche per la sicurezza dei cittadini. Si è creata una moneta unica. E ancora oggi - come voi sapete - solo una parte dei paesi membri dell’Unione è entrata a far parte dell’area della moneta unica. Questo potrà accadere, anzi sarà inevitabile, e perfino - io aggiungo - augurabile, che accada ancora in futuro. Non sappiamo in quali campi, ma è già previsto nel Trattato vigente, e ancora di più sarebbe reso possibile dal nuovo Trattato costituzionale: si chiamano le cosiddette cooperazioni rafforzate. Cioè, alcuni paesi possono rafforzare la cooperazione o l’integrazione fra loro, dando vita a un progetto, impegnandosi ad andare più avanti in un certo campo, anche se non tutti i paesi sono pronti ad andare avanti con alla stessa velocità . Perciò ritorna in qualche modo il concetto di velocità . La base, però, è che ci sia un Trattato, che ci sia uno ordinamento istituzionale comune a tutti. E poi, sarà bene che si abbiano nuovi esperimenti di avanzamento dell’integrazione con la partecipazione dei paesi che sono più pronti, dei paesi che sono più avanzati.

La questione in questo momento è di adottare, e fare entrare in vigore, un Trattato che risponda ad esigenze fondamentali, di caratterizzazione, di ridefinizione e di rilancio, di una Unione che non è più la stessa, non è più a sei e nemmeno a quindici. Perciò si è lavorato ad un Trattato a cui si è dato il nome di costituzionale, nel senso che c'era la necessità sia di ridefinire meglio principi, valori, obiettivi, associando a questa definizione e a un impegno comune tutti i nuovi Stati membri al pari di quelli che già facevano parte dell’Unione Europea. La necessità , a cui si è cercato di rispondere, è stata di un Trattato che riformasse le istituzioni in maniera da avere un'Europa più larga ma funzionante, un'Europa capace di rispondere ad una richiesta che viene dal resto del mondo, affinchè l’Europa sia più presente, abbia più iniziativa, faccia sentire la sua parola, parli con una voce sola.

Da questa crisi bisogna uscire assolutamente: ci sono molte proposte. Badate che il Trattato è stato ratificato da 18 paesi: due l’hanno respinto e sette sono rimasti a guardare. Per qualcuno di questi ci sarebbe da dire che è veramente molto strano, forse ad-dirittura scandaloso, che, dopo aver messo la firma in calce a quel Trattato, non si sia avuto almeno il coraggio di sottoporlo ad una ratifica. E questo è il caso, purtroppo, della Gran Bretagna: il caso più clamoroso. Altri paesi, egualmente, hanno scelto una strada di ambiguità e di attesa. Ma il peso dei 18 che hanno detto sì deve essere adeguatamente valutato; non possono, in questa fase di crisi, avere voce solo i due che hanno detto no.

Poi, credo che un contributo positivo possa venire nel prossimo futuro dalla Francia al superamento di questa empasse. Non dimentichiamo che fu a Parigi che nel 1950 nacque l’idea dell’Europa unita, ed è da Parigi che noi attendiamo - e penso che possiamo attendere con fiducia - un contributo alla ricerca di una via d'uscita. Si può avere un Trattato più semplice (d'altra parte, chi ha appesantito di più di 300 articoli il testo del Trattato, non è stata la Convenzione ma è stata la Conferenza intergovernativa, sono stati i capi di governo), si può lasciar cadere una gran parte di quella che è diventata la terza parte del Trattato, e quindi si può avere un Trattato costituzionale di meno di 100 articoli (e non si dica che sarebbe troppo lungo o troppo difficile). c’è una proposta francese in questo senso, non ancora formalizzata dal nuovo presidente, ma spero che ce la si faccia".

Il Coordinamento Monarchico Italiano non trova assolutamente nelle parole del Capo dello Stato alcuna volontà nè alcun progetto per un'Europa a due velocità a livello istituzionale, nè prima nè dopo il Consiglio europeo del 21-23 giugno.
Sembra dunque assodato che, purtroppo, le paole del Presidente Napolitano siano state strumentalizzate per giustificare un appello ingiustificato sia dalla realtà dei fatti sia dal-la volontà dei 27. Un appello che consideriamo pericoloso per la serietà dell’Italia e del Principe Ereditario, anche considerando il fatto che l’ispiratore del nuovo Trattato è il Capo dello Stato della nazione di cui sono cittadine la Principessa Ereditaria e le due Principessine e che custodisce la sepoltura degli Avi del Principe Ereditario (in Savoia) e della sua Bisnonna, la Regina Elena, a Montpellier.

Coordinamento Monarchico Italiano
Centro Studi