Il colera si sta diffondendo rapidamente nello Yemen. 115 persone sono morte nelle ultime due settimane, in questo povero paese in cui le infrastrutture ospedaliere sono state pesantemente danneggiate da due anni di guerra e dove la qualità dell'igiene è peggiorata fortemente. Lo rende noto l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Il conflitto vede da un lato le truppe governative del presidente Abd Rabbuh Mansur Hadi e dall'altro i ribelli Houthi, sostenuti da unità militari fedeli all'ex presidente Ali Abdullah Saleh. In questa complicata situazione si incastra anche l'Arabia Saudita, intervenuta nel conflitto nell'aprile 2015, con il supporto di altri otto Paesi arabi e il sostegno logistico degli USA, attraverso raid aerei contro gli Houthi, soprattutto a Sana'a. Più di due anni di guerra che hanno causato 8.000 morti e più di 44.500 feriti dal marzo 2015, radendo al suolo più della metà di tutte le strutture sanitarie. Secondo il ministero della Sanità, inoltre, ci sono carenze di medici in oltre il 40 per cento di tutti i distretti. La guerra, osserva Giovanni D'Agata, presidente dello "Sportello dei Diritti", ha quindi creato una serie di rischi per la salute della popolazione: all’inizio di ottobre dello scorso anno, l’Organizzazione mondiale della sanità aveva annunciato la notizia dell’epidemia di colera nel paese in guerra e tre settimane dopo aveva riferito che il numero di casi in Yemen, compreso la capitale, era salito notevolmente. Quasi 19 milioni di persone pari al 70 per cento della popolazione, tra cui 2,1 milioni di bambini, vive in una situazione di insicurezza alimentare, secondo le Nazioni Unite. Il colera viene trasmesso attraverso l’acqua potabile contaminata e potrebbe rivelarsi fatale fino al 15 per cento dei casi non trattati.
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