Identità su Ladysilvia; È appena uscito dalla Commissione giustizia del Senato un provvedimento “monstre” che si spera avrà vita breve, circa il nome di famiglia (cognome), che ci induce a prendere posizione, ed a ripensare sul significato e sulla storia di un istituto plurisecolare strettamente legato alla nostra quotidianità . Infatti la storia del nome di famiglia, identificativo elemento di ogni compagine familiare e della sua discendenza, è di grande impatto sociologico in quanto di grande interesse sociale. Secondo la proposta dei Senatori, i genitori avrebbero 4 possibilità : imporre al figlio il cognome del padre o quello della madre, o ambedue in ordine padre- madre sia in ordine madre-padre.
Ma i figli ed i nipoti all’infinito potrebbero fare quindi diverse libere scelte per cui il percorso genealogico diverrebbe un labirinto onomastico senza senso perché errato. Errato perché verrebbe annullato l’antico diritto Romano dello “Iure Sanguinis” della “Gens”: è infatti sbagliato consentire la scelta del cognome in ordine madre-padre perché si perde l’identità e l’unione della famiglia, perché viene a mancare il filo genealogico del ceppo del “pater familias”. Viene così stravolto, con questa sconvolgente proposta che mina la storia di famiglia,il diritto Romano di stirpe. Sarebbe stato più opportuno, e si spera che la Camera recepisca delle modifiche sostanziali, che si consenta la sola aggiunta del cognome materno solo della prima generazione (onde evitare il moltiplicarsi dei cognomi), così come è in Spagna, e consentire semmai che solo le figlie femmine possano anteporre il cognome materno a quello paterno in quanto poi da sposate pur mantenendolo, non possa essere trasmesso ai figli.
Si esprime pertanto contrarietà sia alla libera scelta di anteporre il cognome materno a quello paterno, nonchè in caso di disaccordo tra i coniugi di consentire di dare il doppio cognome in ordine alfabetico, ma solo di potere aggiungere il cognome materno a quello del padre,anche in caso di disaccordo, perché si potrebbe perdere l’identità genealogica se il cognome materno fosse in ordine alfabetico precedente a quello del padre. Inoltre consentire questa libera scelta non solo è sconvolgente del diritto di famiglia tradizionale, ma causerà e sarà fonte di certi e sicuri litigi anche giudiziari tra i coniugi, anche in fase di separazione e di futuro divorzio dei genitori, e pertanto non se ne vede l’utilità sociale, anche perché dalla riforma del Diritto di Famiglia del 1974 entrambi i coniugi vedono equiparate le loro funzioni di genitori.
Il cognome del padre deve quindi restare obbligatorio per l’identificazione certa di ogni nucleo familiare, cosa che non sarebbe affatto con il citato progetto. Fin dal Medioevo il cognome è stato l’elemento caratterizzante per distinguersi nella massa della società : “ cognomina sunt consequentia rerum”, vale a dire che sul depositario del cognome, che sia, tanto il cognome inventato di Onorevole Scocciammocca (vedi Totò alias Principe Antonio De Curtis-Paleologo), che quello vero e reale, di un Onorevole del Parlamento attuale dell’Italia Repubblicana, si siano depositati i caratteri distintivi di intere generazioni ed esistenze plurisecolari, influenzate dal loro cognome tant’è vero che nella ripetizione secolare dell’appellativo Onomastico di quel cognome si sia fissato come un marchio di fabbrica, l’indizio di un indole e di una personalità , in modo che l’individuo fenomenico coincida con la sua astrazione con il potenziale significato evocato dal patronimico- cognome di famiglia.
I cognomi sono pertanto un marchio, sia infamante che esaltante, un marchio ed un segno (signum), che possono avere ascendenze antiche araldiche, altoborghesi e plebee, ricollegandosi a tutte le classi sociali, non solo economiche. Nel Medioevo persa la tradizione romana di individuare con nomi diversi l’individuo e la sua “gens” di appartenenza (vedi Giulio Cesare- gens Julia), l’individuo era generalmente identificato con un nome imposto al momento del Battesimo, cognome identificativo di un mestiere, quello del padre (fabbro, alias Fabbri o Calzolaio vedi Zapatero), ovvero in società poco strutturate e con popolazioni disperse in modesti insediamenti, col cognome identificativo del luogo di origine: vedi Salemi, Pisa, Savona eccccc”¦questo sistema viene cambiato perché non più utile, verso l’anno 1000 quando la società cresce demograficamente nonchè economicamente e culturalmente: occorre quindi identificare in maniera non equivoca le persone applicando delle norme giuridiche affinchè siano certi i passaggi di proprietà e gli atti di successione e possa così funzionare l’amministrazione e siano certe le transazioni economiche e la Giustizia, ciò vale soprattutto quando le omonimie sono molto frequenti come nell’Italia post-unitaria del 1861, necessità assoluta man mano che cresce la popolazione nei centri urbani. Omonimie che sono molto diffuse anche nell’attuale società italiana. Dal Medioevo e per tutti i secoli del’ 400-500-600-700 fino al 1806, anno dell’abolizione del Feudalesimo , un lungo processo si diffonde in modo graduale e lentamente nell’arco di un millennio: nelle classi aristocratiche si diffonde la volontà di affermare l’identità della discendenza con un cognome che sia fisso e non con una errata successione genealogica di individui non legati dallo stessso diritto di sangue ( iure sanguinis).
Questi sono identificati da un nome di Battesimo e da un cognome che convoglia l’ascendenza e si perpetui alla discendenza “ad infinituum” in perpetuo al fine di identificare la famiglia di appartenenza per certa trasmissibilità in via ereditaria. E ciò sia in presenza del Diritto Feudale prima del 1806-1812 , dove i titoli nobiliari avevano riconoscimento legale, ma anche dopo il 1812 con le monarchie costituzionali e le repubbliche. Nell’Europa del nord l’utilizzo di un cognome patronimico stabile e permanente si afferma nel 18° secolo solamente mentre in Italia in Piemonte, nelle Venezie ed in Toscana l’uso di cognomi diventa frequente fin dall’11° secolo tra le grandi famiglie urbane di origine feudale. Prima vi fu una diffusione nei ceti elitari sia signorili che borghesi che mercantili, successivamente la diffusione si ebbe negli altri ceti, nel volgo e nei contadini, la diffusione del cognome come tante altre innovazioni sociali si ebbe prima nelle città che nelle campagne.
Con il concilio di Trento si sancisce l’obbligo della tenuta dei registri parrocchiali per iscrivere i battesimi, i matrimoni e le sepolture, e ciò dette una notevole spinta alla diffusione dei cognomi anche se in certe diocesi, come a Perugia questi si affermano solo nella seconda metà dell’1600 in epoca Napoleonica e con il nuovo codice Napoleonico il cognome ereditario stabile, diventa un obbligo in tutta Europa. In Italia a seconda delle variazioni lessicali o di processi migratori, vi è una grande varietà di cognomi.
Dal punta di vista genetico e genealogico i cognomi stabili sono una sorta di marcatore genetico che ha consentito importanti studi di genetica delle popolazioni. Si potrebbe oggi cinicamente affermare che tutti i neonati ricevono subito il codice fiscale dopo il primo vagito, per cui quale sarebbe la ragione di attaccarsi all’idea di un cognome quando è possibile creare oggi alcune sigle, come su Internet, (nickname), che permette ad ognuno di identificarsi come meglio crede. Ma anche sotto quest’ottica la legge-mostro propostaci non può essere tollerata perché occorre dare un senso all’identificazione della discendenza familiare che deve essere certa per sottolinearne la continuità o affermare l’appartenenza, che con il sistema proposto così complicato, verrebbe compromessa. Poichè oggi la legge consente alla donna sposata di conservare il suo cognome, si spera che la legge, con saggezza disponga che ai figli vengano trasmessi com’è giusto entrambi i cognomi, ma con un ordine stabile e fisso, in cui il cognome paterno preceda sempre quello materno; così com’è previsto dalle legislazioni Spagnole, dove il primo posto và sempre al cognome del pater familias com’è tradizione dei fieri Castigliani e dei bellicosi Catalani.
La Redazione
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