Il dibattito in atto è sempre più acceso, dentro e fuori l’aula parlamentare. Le critiche più radicali vengono ovviamente dalle opposizioni. Ma anche dai sindacati e da soggetti all’interno della stessa maggioranza non mancano le voci di dissenso. Scuolaoggi ha già pubblicato un intervento critico del senatore Giuseppe Valdidatara, responsabile scuola di An, ma ci sono anche gruppi di insegnanti che stanno prendendo posizione. Un documento significativo ha per titolo: “Con la Moratti ritorna Cartesio”. Un contributo che non definiremmo certo “di sinistra”.
Critiche dalla Cgil scuola innanzitutto che, dopo il sit in di ieri davanti a Palazzo Madama, sta portando la sua contestazione anche sul territorio. Va ricordato che proprio a Milano, il prossimo 12 novembre, è in programma un’assemblea pubblica presso l’aula magna del liceo classico Carducci di via Beroldo per illustrare i motivi del dissenso sindacale sulla proposta del ministro.
Ecco il testo di un altro tipo di contestazione, un documento sottoscritto da Elena Albanesi, Giancarlo Colombo, Bruno Mantovani, Antonietta Napoli, Livia Ripamonti, Massimo Rocca, Silvana Rusconi, Regina Scatà , Luisa Zappi.
“La lettura dei documenti prodotti dal ministero in relazione alla riforma della scuola propone un ritorno pericoloso, oltre che assurdo, ad una filosofia dualista, che più facilmente si identifica in Cartesio. I documenti, infatti, mettono in evidenza un paradosso: nelle proposte di carattere generale espongono concetti e teorie che sono propri di una visione unitaria della persona, ponendo la persona al centro di ogni intervento educativo.
Valga per tutti quanto viene affermato nelle Raccomandazioni per la scuola dell’infanzia, par. 3 pag.6: "La personalità infantile va inoltre considerata nel suo essere e nel suo dover essere, secondo una visione integrale che miri allo sviluppo dell’unità inscindibile di mente e corpo".
Tale criterio, ovviamente, deve riguardare lo sviluppo globale del fanciullo, dall’infanzia all’adolescenza.
Ma nelle proposte attuative e organizzative, queste enunciazioni di principio vengono totalmente "dimenticate" e si dispongono soluzioni frutto di una visione dualistica della persona.
l’esempio più evidente è la classificazione delle materie in obbligatorie e facoltative.
Le materie obbligatorie (con un ritorno ad un passato remoto ormai superato grazie ai progressi delle varie discipline che studiano lo sviluppo della persona) sono quelle che richiedono un apprendimento quasi esclusivamente teorico ed astratto: italiano, storia, geografia, matematica, lingua straniera. Sono invece state declassate a "materie facoltative" quelle discipline che mirano in particolare allo sviluppo delle varie aree della persona, le cosiddette educazioni: tecnica, musicale, artistica e fisica.
Con questa scelta in pratica si sostiene che la parte nobile e più importante della persona, quella che merita di essere sviluppata ed educata, è la sua capacità di pensiero astratto, di ragionare, comprendere e apprendere concetti: in parole povere la sua mente. Tutto ciò che invece riguarda lo sviluppo corporeo, la comunicazione non verbale, l’espressività , l’evoluzione di un pensiero creativo, l’operatività , è assolutamente secondario, tanto da essere considerato "facoltativo" nello sviluppo del fanciullo/adolescente.
Questa scelta, di indubbia matrice dualista, non solo va contro il più comune buon senso, ma ignora totalmente le ultime scoperte ampiamente documentate di carattere neurofisiologico fatte da autorevoli studiosi a livello internazionale. Inoltre non tiene conto di quanto avvenuto negli Stati Uniti ,dove una gestione di questo tipo della scuola ha dato risultati fallimentari.
Diventa a questo punto difficile credere a ciò che il Professor Bertagna e l’Onorevole Aprea si ostinano a sostenere, e cioè che questa interpretazione sia contraria alle loro intenzioni.
La facoltatività e l’obbligatorietà delle discipline è un dato di fatto da loro voluto, al punto da essere addirittura quantificato: 825 sono le ore obbligatorie dedicate alle materie "nobili", mentre una cifra che oscilla tra 0 e 300 ore è riservata alle materie facoltative. Sul primo documento uscito a novembre del 2001 è scritto da 0 a 300; su un altro documento uscito a dicembre fino a 300 ore senza l’ipotesi dello 0; nell’ultimo documento delle scuole medie si prevedono da 100 a 200 ore facoltative.
Ma ancora più grave è quanto scritto nelle Indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati nella scuola secondaria di I grado"e cioè che: "ogni studente è comunque obbligato a frequentare le lezioni per non meno di 825 ore annue (cioè quelle relative alla materie obbligatorie n.d.r.)”¦". Sempre nel documento si legge ancora che la scuola mette a disposizione "un'offerta formativa aggiuntiva fino a 200 ore annue" e che tali ore possono essere dedicate "all’approfondimento parziale o totale di discipline e attività che suscitano la curiosità o l’interesse degli allievi" e "si possono impiegare sia nella prospettiva del recupero sia in quella dello sviluppo e dell’eccellenza".
Per dirla “in soldoni”, ciò significa che l’alunno può anche non fare nulla di facoltativo e seguire solo le materie obbligatorie. Ed è proprio questa evidente considerazione della inutilità e della superficialità delle materie facoltative che porta ad un pericoloso ritorno della visione dualistica della persona.
E’ sorprendente l’ingenuità del presupposto su cui si basa l’istituzione della facoltatività di alcune materie: che un ragazzo di 10-11 anni, cui in definitiva spetta la scelta, sia in grado di preferire lo studio di una materia e la frequenza di ore di lezione alla possibilità di avere il maggior tempo libero possibile da dedicare a ciò che veramente lo “incuriosisce” e lo “interessa”: televisione, play station, o calcio.
Anche la nuova dizione adottata per le discipline facoltative riflette il trascurabile valore educativo attribuito a queste materie.
l’attuale dizione, nata con i programmi del 1979, "educazione artistica", “educazione tecnica”, “educazione musicale” o "educazione fisica" mette in evidenza proprio il fondamentale ruolo educativo di queste all’interno del curricolo scolastico; la sostituzione del termine "educazione" con il termine "attività " contenuta nei Piani di studio proposti con la riforma Moratti, come per esempio "attività sportiva" invece di "educazione fisica", o "arte e immagine" invece di “educazione artistica”, fa risaltare l’aspetto puramente tecnico che si vuole riservare a queste discipline, ignorando completamente la loro epistemologia. È un evidente declassamento che non può avere altra spiegazione se non in una visione dualista della persona.
Questa visione riduzionistica contraddice chiaramente l’affermazione contenuta nelle "Indicazioni”¦.." ( pag.2) che propaganda un modello di scuola "oltre il riduzionismo", e trova conferma anche nella scelta degli argomenti e degli obiettivi di queste attività facoltative. Ad esempio, per l’attività sportiva viene privilegiato l’aspetto fisiologico e salutistico del movimento, rispetto all’aspetto educativo che la cultura motoria degli ultimi 50 anni era riuscita a divulgare e a far passare, proprio grazie all’ormai unanime riconoscimento in ambito pedagogico dell’aspetto educativo che l’intervento corporeo deve avere.
A questo proposito ci lascia perplessi il silenzio della Chiesa su questo importante aspetto della riforma. La visione unitaria della persona è stata una delle conquiste più importanti del secolo scorso da parte della Chiesa. Le componenti espressive della persona, viste come completamento della personalità dei giovani, sono state riconosciute come parte integrante e quindi nobile della persona, e di ciò la Chiesa è stata ed è portavoce.
E non si riesce neppure a comprendere come la Chiesa, sempre molto attenta all’aspetto educativo della scuola, non abbia posto questo problema ai responsabili di Forza Italia, che caparbiamente sostengono questa assurda impostazione della riforma, sordi ad ogni richiesta di cambiamento, anche se proveniente dai loro stessi alleati di governo.
La gravità e il grande pericolo di questa proposta di riforma stanno nel fatto che i giovani, non più stimolati da insegnanti che operano in modo specifico negli ambiti disciplinari propri delle materie diventate facoltative, non usufruiranno di alcun intervento educativo che possa portarli ad analizzare e a riflettere, sviluppando una lettura critica della realtà , sui messaggi più propagandati dai media e sui diversi linguaggi che essi utilizzano e, trovandosi disarmati, ne saranno facile preda.
Proprio in un momento in cui la differenza fra reale e irreale diventa sempre più labile, quando i giovani trovano sempre meno sicurezze nella famiglia e nella società , quando la loro fragilità psicologica e la loro povertà comunicativa li porta ad atti sempre più difficili da comprendere, è a dir poco illogico e pericoloso creare situazioni, per di più a livello educativo, che favoriscano, invece di ostacolare, lo sviluppo di questi aspetti devastanti della persona.
La visione unitaria della persona è stata una delle conquiste più importanti a livello filosofico, neurofisiologico e psicopedagogico del secolo scorso. Le componenti espressive della persona, viste come completamento della personalità dei giovani, sono state riconosciute come parte integrante della persona. La riforma Moratti propone un anacronistico ritorno ad una visione dualista della persona.
Anche la peggiore Dc non ha mai interrotto un processo di evoluzione del pensiero, soprattutto se questo rappresentava un momento di crescita della scuola”.
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