l’anticipo della manovra fa si che a settembre, quando si varerà la legge finanziaria e inizierà la sessione di bilancio in Parlamento, alcune misure già operative da giugno 2008 avranno dispiegato i loro effetti con positive ripercussioni sui conti pubblici.
La manovra 2009, come ha spiegato il ministro dell’Economia e delle finanze, Giulio Tremonti nella conferenza stampa del 18 giugno al termine del Consiglio dei ministri, è composta essenzialmente da tre provvedimenti:
Decreto legge n.112 del 25 giugno 2008
Disegno di legge (inviato il 4 luglio alle Camere)
DPEF 2009-2011 (con l’allegato sulle infrastrutture)
Il decreto legge, attualmente in corso d'esame in Parlamento, è operativo dal giorno della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (25 giugno 2008).
Per illustrare la manovra è stata fatta il 19 giugno scorso una conferenza stampa, con i ministri Alfano, Brunetta, Calderoli, Matteoli, Sacconi, Scajola e Tremonti.
“l’azione di politica economica del Governo - ha detto il ministro Tremonti, intervenuto il 17 luglio scorso, durante la discussione generale del decreto legge 112 del 25 giugno 2008 all’assemblea della Camera dei deputati, è mirata a due obiettivi essenziali: la stabilizzazione triennale del bilancio pubblico e la costruzione di una migliore piattaforma istituzionale e legale per lo sviluppo industriale“.
Ed ha aggiunto “più in particolare, la stabilizzazione triennale dei conti pubblici, operata con il decreto-legge, si caratterizza in base a due elementi essenziali: la concentrazione della manovra prima dell’estate e la sua proiezione triennale. Per noi era ed è essenziale e fondamentale mettere in sicurezza il bilancio pubblico della Repubblica italiana. Credo che questo sia il bene pubblico fondamentale che tali interventi tutelano. Tuttavia, in ogni caso, dovendo ridurre il deficit e non potendo aumentare le tasse, le alternative che ci si aprivano non erano numerose: si trattava di una politica di serio contenimento delle dinamiche incrementali della spesa pubblica“.
Inoltre, per quanto riguarda il disegno di legge - che sarà esaminato dalla Camera subito dopo l’approvazione del decreto legge - il ministro Tremonti ha affermato “consideriamo fondamentale, nella strategia per il Paese, un disegno di riforme istituzionali e di rilancio industriale. Il disegno di rilancio industriale è contenuto nel disegno di legge che sarà oggetto di discussione dopo il decreto-legge in questione. Si tratta di un disegno nel quale si trovano tutti gli elementi che a nostro avviso - e non solo a nostro avviso, per quanto ci risulta dalla considerazione in cui da fuori inizia ad essere tenuta l’Italia - rappresentano la nostra agenda per lo sviluppo. l’altro settore del nostro intervento è quello delle riforme istituzionali, che noi consideriamo strategiche per questo Paese, importanti almeno quanto le riforme che cerchiamo di fare e che facciamo sulla piattaforma istituzionale di questo Paese per lo sviluppo dell’industria. Le riforme istituzionali sono: la riforma costituzionale sostanziale e il federalismo fiscale“.
Il decreto legge in sintesi
Obiettivi
Il decreto contiene un intervento organico diretto a conseguire, dalla seconda metà del 2008, insieme agli altri provvedimenti indicati nel DPEF:
a) un obiettivo di indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche che risulti pari al 2,5 per cento del PIL nel 2008 e, conseguentemente, al 2 per cento nel 2009, all’1 per cento nel 2010 e allo 0,1 per cento nel 2011 nonchè a mantenere il rapporto tra debito pubblico e PIL entro valori non superiori al 103,9 per cento nel 2008, al 102,7 per cento nel 2009, al 100,4 per cento nel 2010 ed al 97,2 per cento nel 2011;
b) la crescita del tasso di incremento del PIL.
Il decreto legge - composto da 85 articoli e 4 allegati - è suddiviso in tre capitoli principali: sviluppo economico, semplificazione e competitività, stabilizzazione della finanza pubblica e perequazione tributaria. A semplificazione e contenimento del lavoro pubblico sono dedicate il maggior numero di disposizioni; da segnalare sono anche le norme sul Piano nazionale per la casa, il rafforzamento della sorveglianza sui prezzi, il piano industriale della pubblica amministrazione, la spesa sanitaria, le carte prepagate per particolari categorie di cittadini, l’introduzione di tasse per alcuni particolari settori produttivi (banche ed energia).
Al decreto legge ha lavorato un team di ministri, ognuno ha dato il suo contributo per la parte di propria competenza: il ministro Brunetta per la parte riguardante il piano industriale della pa, il ministro Calderoli per le disposizioni sulle semplificazioni, il ministro Scajola per lo sviluppo, il ministro Sacconi per lavoro e salute, il ministro Alfano per le modifiche sul processo civile, il ministro Matteoli sulle infrastrutture incluso il piano casa e il ministro Tremonti per quanto riguarda la perequazione tributaria e, ovviamente, la predisposizione complessiva del provvedimento.
Il disegno di legge in sintesi
Il disegno di legge “Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria“ è stato varato nel Consiglio dei ministri del 18 giugno scorso contestualmente al decreto legge e al Dpef.
Il provvedimento, composto da 75 articoli suddivisi in tre sezioni, contiene le azioni ritenute necessarie per lo sviluppo economico da perseguire attraverso innovazione e semplificazione, liberalizzazioni e deregolazione. In particolare, gli strumenti per dare rilancio all’economia vengono individuati attraverso le misure per favorire l’impresa e la competitività, la semplificazione e l’innovazione. Una parte importante è dedicata alle modifiche sul processo civile finalizzate a ridare certezza al diritto ai cittadini e alle imprese.
Il provvedimento in pillole:
Fondo per aree sottoutilizzate
La norma stabilisce che le risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate non impegnate al 31 maggio 2008, ovvero non programmate alla medesima data nell’ambito di Accordi di programma quadro, ad esclusione delle assegnazioni per progetti di ricerca, anche sanitaria, riferite ad assegnazioni disposte dal CIPE nel periodo 2000-2006 in favore di Amministrazioni centrali con delibere adottate fino al 31 dicembre 2006, siano destinate ad interventi di rilevanza strategica nazionale.
Banca del Mezzogiorno
Viene istituita la Banca del mezzogiorno per sostenere lo sviluppo economico delle regioni del sud. La spesa autorizzata è di 5 milioni di euro quale apporto per l’anno 2008 al capitale sociale della banca del Mezzogiorno da parte dello Stato.
Internazionalizzazione delle imprese
Delega al governo per il riassetto normativo in materia di internazionalizzazione delle imprese.
Lotta alla contraffazione
Innalzamento della pena detentiva per le condotte di contraffazione, alterazione e uso illecito.
Banda larga
La disposizione prevede l’individuazione di un programma di interventi infrastrutturali nelle aree sottoutilizzate per l’adeguamento delle reti di comunicazione elettronica all’evoluzione tecnologica e alla fornitura dei servizi avanzati di informazione e comunicazione del Paese, prevedendone il finanziamento nel limite di 800 milioni a valere sulle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate per il periodo 2007-2013.
Energia nucleare
Delega al governo per la definizione dei criteri di localizzazione dei siti nucleari. Con delibera CIPE sono definite le tipologie degli impianti di produzione elettrica nucleare da realizzare sul territorio nazionale.
Centrali di committenza
Per assicurare trasparenza, legallità e risparmi della spesa pubblica nei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (tenuto conto che il numero delle stazioni appaltanti è di circa 30.000 attualmente) le regioni possono svolgere per conto e su richiesta degli enti locali il ruolo di centrali di committenza. Con questa norma, gli enti territoriali di minori dimensioni potranno avvalersi della qualificazione tecnica e dell’esperienza sviluppata dalle centrali di committenza, presso le quali potranno realizzarsi risparmi derivanti dalla concentrazione della domanda, soprattutto in relazione all’acquisizione di beni e servizi standardizzati o omogenei, per i quali è possibile stimare sensibili riduzioni dei prezzi e contenimento dei costi per le amministrazioni pubbliche.
Piano industriale della pubblica amministrazione
Territorializzazione dei concorsi, mobilità dei dipendenti pubblici, aspettativa (per i dipendenti pubblici possano essere collocati in aspettativa per un periodo massimo di dodici mesi anche al fine di avviare un'attività professionale o imprenditoriale), esternalizzazione dei servizi (nell’ottica della razionalizzazione delle spese di funzionamento finalizzata al conseguimento di economie di gestione), eliminazione degli sprechi relativi al mantenimento di documenti in cartaceo.
Attuazione del federalismo
Autorizza la spesa di 3 milioni per ciascuno degli anni 2008 e 2009 e di 1,2 a decorrere dall’anno 2010 per l’attuazione della riforma federalista. All’onere relativo si provvede utilizzando per l’anno 2008 e 2009 lo stanziamento di fondo speciale di parte corrente, relativo all’accantonamento del Ministero della salute e a decorrere dall’anno 2010 a valere sulle risorse derivanti dall’attuazione dell’articolo 45, comma 3, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112.
Il percorso della manovra finanziaria in Parlamento
l’approvazione del bilancio dello Stato è un processo complesso, poichè implica decisioni sul livello del prelievo fiscale e relative all’articolazione della spesa pubblica nei vari settori (sanità, istruzione, previdenza, pubblico impiego, trasferimenti agli enti territoriali etc).
Gran parte delle entrate e delle spese rappresentate nel bilancio sono il risultato di scelte difficilmente modificabili (ad esempio le spese obbligatorie, come gli stipendi o le pensioni dei pubblici dipendenti, oppure i programmi di spesa decisi con leggi ordinarie nel corso dell’anno).
Con i documenti di bilancio si può intervenire solo al margine, su oggetti delimitati, per ricondurre gli andamenti spontanei (tendenziali) agli obiettivi prefissati (programmatici). La differenza tra i primi ed i secondi identifica l’ampiezza della manovra che, per essere definita con precisione, necessita di stime coerenti e trasparenti e di precise convenzioni (un certo livello di crescita ipotizzato per il futuro avrà, ad esempio, rilevanti conseguenze sul livello delle entrate e delle spese, e la sua mancata realizzazione si rifletterà negativamente sugli obiettivi - e viceversa).
I vincoli della decisione di bilancio sono essenzialmente due.
Il primo, stabilito dalla nuova Costituzione europea, implica un bilancio in pareggio (o leggero avanzo) e ammette uno squilibrio tra entrate e spese che, in ogni caso, non deve superare il 3% del Pil (oltre ad un livello del debito pubblico che deve tendere verso il 60 per cento, sempre in termini di Pil).
Il secondo, fissato dall’articolo 81 della Costituzione italiana, impone al legislatore, quando definisce nuovi fini pubblici, di reperire contestualmente i mezzi per farvi fronte.
I vincoli si riferiscono a tutta la pubblica amministrazione (che comprende, oltre allo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni e tanti altri enti pubblici, tra cui anche le aziende sanitarie locali).
Giugno-luglio: la discussione del DPEF
Il DPEF (Documento di Programmazione Economico-finanziaria) viene presentato entro il 30 giugno di ogni anno, ciò avviene dal 1988. Quest'anno, eccezionalmente, insieme al Dpef sono stati presentati anche due provvedimenti (un decreto legge e un disegno di legge) che anticipano le decisioni della manovra autunnale.
Autunno: bilancio e finanziaria
In autunno, entro il 30 settembre, il Governo presenta (oltre ad un eventuale aggiornamento degli obiettivi) i disegni di legge di bilancio e finanziaria, dove sono contenute le specifiche disposizioni della manovra.
Percorso in Parlamento
Il Parlamento esamina i disegni di legge di bilancio e finanziaria.
Innanzitutto, viene vagliato il contenuto del disegno di legge finanziaria e stralciate eventuali norme che non possono essere in essa contenute (la finanziaria è infatti una legge particolare, in cui possono essere inserite solo alcune disposizioni definite dalle norme contabili).
Successivamente, inizia il vaglio della Commissione bilancio e delle Commissioni permanenti.
Al termine dell’esame viene redatta dalla Commissione una relazione generale per l’Assemblea che, sua volta, con la stessa scansione, esamina i testi, fino all’approvazione finale.
La votazione finale del progetto di bilancio viene effettuata per ultima, dopo l’esame del disegno di legge finanziaria, per consentire di trasferire nel primo documento, le variazioni alla legislazione attivate con il secondo (tali variazioni vengono immesse nel bilancio attraverso una Nota di variazioni predisposta dal Governo).
I tempi dell’esame, sia in Commissione sia in Assemblea, sono rigidamente disciplinati dai Regolamenti parlamentari, per rendere possibile l’approvazione dei documenti contabili entro la fine dell’anno (sessione di bilancio). Anche la possibilità di modificare i testi all’esame è rigidamente delimitata dai Regolamenti e dalle prassi parlamentari, per limitare (attraverso la dichiarazione di inammissibilità) l’inserimento di contenuti impropri. Tale obiettivo, a 25 anni dall’approvazione della legge 468 del 1978, che ha disciplinato in maniera innovativa la materia, è stato raggiunto solo parzialmente per la forte capacità attrattiva della legge finanziaria, che tende ad assorbire molteplici ed eterogenei contenuti normativi. Il legislatore contabile ha cercato di risolvere questo problema con la previsione di provvedimenti settoriali, collegati alla legge finanziaria, da presentare entro il 15 novembre. (Senato della Repubblica)