“Remissione completa del cancro in pochi giorni”. Lo ha annunciato esultando l'Istituto oncologico della Svizzera italiana, che ha rivelato di avere trattato «per la prima volta in Ticino» un paziente oncologico con una innovativa tecnica, attualmente in fase di sperimentazione. Il malato, si legge in una nota odierna, era in cura per un linfoma di tipo B aggressivo «che non risponde al trattamento classico» che aveva dato all’ammalato una brusca frenata alla sua vita. Nell'ambito di uno studio internazionale, il paziente ticinese è stato trattato con delle cellule staminali modificate geneticamente, le cosiddette cellule CAR T.
Si tratta, spiega l'Eoc, di linfociti sottoposti a una «procedura d'ingegneria genetica» e rafforzati «per permettere loro di riconoscere con più precisione il tumore». I risultati non si sono fatti attendere. Nel giro di due settimane le nuove cellule hanno «distrutto definitivamente il tumore e liberato la persona dalla malattia». Il trattamento è stato ben tollerato dal corpo del malato: una successiva Tac ha confermato la scomparsa della malattia. Casi simili si contano ancora sulle dita di una mano: il trattamento è stato approvato solo di recente per pazienti refrattari a più linee di trattamento. In precedenza, sottolinea lo IOSI, «questi pazienti non avevano più speranza di guarigione». Lo #IOSI ha iniziato la procedura di certificazione federale, necessaria per l’utilizzo della terapia CAR T nella pratica quotidiana. L'accreditamento dovrebbe arrivare nel secondo semestre dell'anno prossimo.
Ed è proprio questo il punto centrale che riguarda la Car-T e il suo arrivo in Italia per tutti. Le liste di attesa sono lunghe, tante persone che potrebbero sottoporsi alla terapia non arrivano a farla, non ci sono date definitive sull’inizio della #Car-T negli ospedali italiani. L’augurio più grande per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è che questa terapia possa essere accessibile subito a tutti. Parliamo della vita delle persone ed è assurdo che da un anno a questa parte non si trovi il modo di praticarla in Italia e costringere gli ammalati a recarsi all’estero e sotto il pagamento di cifre enormi. Ora si cerchi di abbreviare i tempi per rendere disponibile la cura anche in Italia.
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