UDC : Il Presidente del Consiglio Romano Prodi sta valutando se andare o meno a Palazzo Madama.
Sale infatti il pressing sul premier perché rinunci a chiedere il voto di fiducia anche al Senato.
Un pressing che arriva trasversalmente da destra e da sinistra.
L’Udc, con Lorenzo Cesa, fa il primo passo e consiglia a Prodi di non costringere il Senato al ’muro contro muro’ anche perché questo gesto potrebbe contribuire a svelenire il clima.
Ed anche per Silvio Berlusconi “il Presidente del Consiglio bene farebbe a recarsi al Quirinale senza passare dal voto del Senato”.
Lo stesso suggerimento è arrivato anche da Domenico Fisichella, il senatore dell’Ulivo ex ministro di centrodestra, che dopo aver confermato al Professore la sua decisione di non votare la fiducia al Governo, lo ha invitato a non chiederla a Palazzo Madama.
E persino alcuni gruppi del centrosinistra (a cominciare da settori del Pd fino a Rifondazione comunista) hanno consigliato al premier fin dal primo momento di non cercare il voto anche al Senato, limitandosi ad incassare la fiducia della Camera e poi andare ad esporre la situazione al Quirinale.
In questo senso, ieri sono scesi in campo i Liberaldemocratici di Lamberto Dini e l’ Unione democratica di Willer Bordon e Roberto Manzione.
In molti, poi, hanno letto nelle parole pronunciate dal Capo dello Stato in occasione dei 60 anni della Costituzione, un chiaro invito ad evitare di inasprire il clima e a “rifuggire da semplificazioni e miracolismi”.
Senza contare che i numeri della maggioranza al Senato, alla luce delle ultime valutazioni, non bastano a superare l’impasse.
Stamattina, il premier ha avuto un breve colloquio interlocutorio col Capo dello Stato ed ora dovrà decidere il da farsi.
Così, se sceglierà di dimettersi prima del voto di fiducia, fa sapere ’Velina Rossa’, il Presidente Napolitano, potrebbe anche decidere di “conferire a Prodi un mandato esplorativo per verificare se esistono le condizioni per la ricostituzione di un nuovo Governo di centrosinistra in cui potrebbero esserci delle variazioni tra partner centristi”. Una scelta che consentirebbe soluzioni della crisi meno traumatiche dell’immediato ricorso ad elezioni anticipate.
Ma, si legge nella nota diffusa da Pasquale Laurito, “se la risposta fosse negativa, allora il Quirinale pensa a un Governo istituzionale o tecnico per la riforma elettorale, anche se ciò comporterebbe l’uscita di scena dell’attuale Presidente del Consiglio”. (UDC - noipress.it)
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