La novità politica annunciata da Silvio Berlusconi domenica 18 è un fatto con cui confrontarsi tutti. Solo un ceto politico chiuso nei palazzi romani, ormai autoreferenziale, può sottovalutare la carica di attesa e di speranza a cui Berlusconi ha saputo corrispondere, lanciando l’idea di “superare l’esistente” per dare vita a un nuovo, grande soggetto politico. La cosa è a maggior ragione importante se si considera che, da mesi, una parte rilevantissima dell’Italia potente (e, in più di qualche caso, dell’Italia prepotente) è al lavoro per ricostituire la “gioiosa macchina da guerra”, cioè l’equivalente di quella alleanza tra poteri politici, economici, bancari, giudiziari e mediatici che nel 1994 stava per “prendersi tutto”, e che allora fu fermata appunto da Berlusconi.
Se si guarda il panorama, molte cose (direttamente o indirettamente) convergono in questo senso. Walter Veltroni tesse la propria tela e saprà farsi forte anche del vero e proprio esercito su cui può contare in 8mila Comuni, 110 Province, 20 Regioni, controllando capillarmente il territorio. I giornali “perbene” suonano la grancassa un giorno sì e l’altro pure. Un pezzo di establishment economico-finanziario, quello del “salotto buono”, supporta la manovra. Monte dei Paschi di Siena compie la megaoperazione bancaria che sappiamo, mettendo ben più di un piede nella zona strategica e delicatissima del Nord Est. Le Procure, da Milano a Palermo, tornano a scaldare i motori.
Per carità , sono tutte cose diverse tra loro e non voglio necessariamente confonderle o collegarle. Però, certo, ciascuno comprende che cosa può accadere: il compiersi di una gigantesca saldatura di potere, ulteriormente facilitata dai quattrini a pioggia scialacquati in nuova spesa pubblica con la Finanziaria e i decreti-tesoretto (per non dire del valzer di nomine pubbliche previsto). Contro tutto questo, serviva e servirebbe la freschezza del 1994, quando Berlusconi potè a buon diritto dire che la gioiosa macchina da guerra era il fronte della conservazione, mentre il Polo delle Libertà poteva incarnare una spinta riformatrice, innovativa. La scommessa del nuovo partito può e deve avere questa stessa ambizione.
Per questo sarebbe fondamentale che a tale nuovo “contenitore” corrispondessero “contenuti” rinnovati. Proprio Nicholas Sarkozy ha insegnato che si può vincere puntando su alcune idee-forza, su obiettivi di grande respiro, contrapponendosi alla stanchezza e al ripiegamento continuista della Sinistra (in Francia è stato così, ma per l’Italia non sarebbe poi così diverso).
Sono convinto che un punto decisivo sarà quello fiscale, e per questo, a partire dall’ipotesi della flat tax, mi batto perché la priorità delle priorità sia proprio il taglio delle tasse: può essere questo un modo di dare vero respiro sia alle imprese sia alle famiglie. Staremo a vedere, ma anche a fare.
di Daniele Capezzone
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