MILANO Gianluigi Mucciaccio su Ladysilvia; Alla luce del DDL Amato-Ferrero relativo alla spinosa questione dell’immigrazione, lo stesso rischia, seriamente, di mettere fuori controllo, in maniera esponenziale, una probabile invasione in un paese che già oggi presenta flussi migratori molto consistenti, difficilmente arrestabili, a fronte di un sistema Italia che presenta un notorio forte calo demografico, unito al tentativo di abbattimento della famiglia tradizionale.
Leggendo i dati, limitatamente a quelli ufficiali, concernenti la presenza sul suolo italiano delle varie comunità cinesi e non, essi indicano numeri di grande rilievo (3.035.144 di immigrati pari al 5,2% della popolazione italiana!), tali da alimentare, almeno nei programmi di questo governo, un enorme serbatoio di voti che potrà loro assicurare “lunga vita” nelle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato. Tra le varie misure adottate nel richiamato disegno di legge ecco quelle che “meritano” di essere segnalate: il cd sponsor e autosponsor e il diritto di voto attivo e passivo alle elezioni amministrative. Riguardo la prima, la cosa sconcertante è che, attraverso questo meccanismo di sponsorizzazione, si consente ad un immigrato in cerca di occupazione di poter entrare nel nostro paese garantito da determinati soggetti (regioni, enti locali, associazioni no profit, patronati) i quali si impegnano, sulla carta, a pagare per lui una somma che si aggira intorno alle 500/600 euro per un anno, sino a quando non avrà trovato lavoro, alla faccia dei tanti giovani che nel nostro paese “sponsor” non ne hanno e per questo vivono, se sono fortunati, nella precarietà e nell’indifferenza della classe dirigente, senza contare ulteriori interrogativi non di poco conto: chi ci dice che una volta messo piede in Italia questi soggetti, deboli e dunque ricattabili, non siano sfruttati per il lavoro nero promettendo loro una futura occupazione stabile?
E se nel frattempo, magari garantite da un falso sponsor, entrano persone che invece che al lavoro pensano di orientare, nel corso del famoso anno messo loro a disposizione, i loro interessi su attività estranee allo stesso, quali conseguenze ne scaturiranno?
Altro paradosso ravvisabile da questa alchimia legislativa riguarda i famosi sponsor, ovverosia regioni ed enti locali che, stando alla profonda crisi inerente l’attuale situazione economica non riescono neanche più a assicurare una decorosa occupazione per gente che vive già nel nostro paese e paradossalmente si chiede loro di fare da garanti per questi disperati o pseudo tali innescando, ancor di più, un pericoloso arbitrio che privilegi gli uni (immigrati) a discapito degli altri (giovani e non italiani). A questi aggiungiamoci i molti patronati, dietro i quali si nasconde l’ombra dei sindacati, politicamente orientati, disseminati sulla nostra penisola, i quali in nome di una assurda strategia politica recluteranno personale di oltreconfine per formare un cd nuovo elettorato. Tutta questa bagarre, ovviamente, non interesserà chi ha la possibilità di “autofinanziarsi” (vedi il curioso autosponsor).
Riguardo l’altra misura menzionata in precedenza, il nuovo disegno di legge ha avuto la bella idea di introdurre il diritto di voto attivo e passivo alle elezioni amministrative a chi è in Italia da almeno cinque anni; mi chiedo, in base a questa norma, cosa succederà quando lorsignori una volta rivendicati ed evidentemente ottenuti i loro diritti economici e sociali, pur sempre legittimi, vorranno anche sedere negli scranni amministrativi per orientare politiche che siano a loro appannaggio?
In tal senso penso ad esempio, alle grandi comunità cinesi, che vorranno avere voce in capitolo nei piani regolatori privilegiando aree commerciali ed abitative a loro favore, allargando la loro presenza sul territorio. Questo paese che sta, drammaticamente, spalancando le porte ad una immigrazione di larga scala rappresenta, nel contempo, un vero e proprio insulto a quegli italiani che con duri sacrifici e tanti soprusi subiti, hanno dovuto sputare sangue e sudore per integrarsi ed essere accettati nei paesi in cui sono andati in cerca di fortuna; difatti, la linea di questo governo, segue un paradigma dal sapore aspro, sostenendo che l’acquisizione della cittadinanza è il più efficace strumento di integrazione per paesi definiti democratici, dimenticando, invece, che prima di parlare ovvero di concedere la cittadinanza occorre manifestare, effettivamente, la volontà di inserirsi tout court nel nostro tessuto sociale e lavorativo, di imparare la nostra lingua e di conoscere soprattutto le nostre leggi e di rispettarle; in questo, chiamo in causa, anche le nostre istituzioni che mostrano, ahinoi, estrema tolleranza (vedi la rivolta dei cinesi, per una multa, in quel di Milano a cui ha fatto seguito una calorosa stretta di mano fra la Moratti e l’ambasciatore cinese in Italia).
Un governo che non si pone questi input, per seguire logiche speculativamente elettorali, mortifica la nostra identità e apre il campo ad un assedio che condannerà , noi poveri italiani, ad essere una sparuta minoranza e di essere noi, i veri immigrati nel paese in cui siamo nati. Per concludere cito un vecchio ma significativo proverbio: “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Ebbene, credo sia arrivato il momento di cominciare ad asciugare le nostre copiose lacrime.
Gianluigi Mucciaccio
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