Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, appena giunto a Montecitorio dal Quirinale, alla domanda dei giornalisti se si fosse dimesso, ha risposto: "No".
Ai giornalisti che, alla Camera, gli hanno chiesto come sia andato l’incontro con il capo dello Stato al Quirinale, il premier ha risposto:
"Come è andata?" "È andata come doveva andare". "E adesso verremo alla Camera e al Parlamento a raccontare qual è la situazione".
Contrariamente alle attese, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non ha rimesso il mandato nelle mani del capo dello Stato e si presenterà in Parlamento per verificare se ha ancora una maggioranza, al Senato entro questa settimana.
È questo il risultato dei tre giorni di frenetici contatti tra i partiti della maggioranza ed il premier per superare la crisi aperta dalla decisione dell’Udc di ritirare i ministri dal governo e passare all’appoggio esterno dell’esecutivo.
Una fonte dei centristi ha commentato a Reuters che quello di Berlusconi è un irrigidimento che rende le cose ora più difficili, proprio nel giorno in cui il centrodestra ha subito una nuova secca sconfitta elettorale, con la vittoria nelle regionali del centrosinistra in Basilicata (che ha confermato lo stato di 16 Regioni al centrosinistra e 4 al centrodestra), centrosinistra che ha anche strappato al centrodestra dopo un decennio la provincia di Viterbo ed il comune di Chieti.
"No. Non mi sono dimesso", ha risposto Berlusconi ai giornalisti entrando alla Camera di ritorno dal Quirinale alla domanda se si fosse dimesso.
"È andata come doveva andare. Adesso veniamo alle Camere a raccontare la situazione", ha aggiunto il presidente del Consiglio, aggiungendo che si presenterà prima al Senato, probabilmente entro questa settimana.
Una nota del Quirinale in contemporanea faceva sapere che Ciampi aveva "invitato in presidente del Consiglio a presentarsi senza indugio in Parlamento, sede propria di ogni chiarimento politico".
Per domani, il presidente del Senato Marcello Pera ha convocato la conferenza dei capigruppo alle 11, secondo quanto riferisce una nota, per stabilire tempi e modalità del dibattito.
La decisione di Berlusconi è arrivata inattesa dopo che al termine di un vertice di maggioranza Udc e An avevano parlato di una intesa per un Berlusconi bis.
"Stavolta la sorpresa l’ho fatta io a voi", ha detto ancora Berlusconi ai giornalisti.
Un campanello di allarme lo aveva suonato la Lega proprio mentre il capo del governo era a colloquio con Ciampi.
"In questo momento non c’è nessun accordo per un Berlusconi bis. Berlusconi non dovrebbe dimettersi [...]. Ci sono state le dimissioni dei ministri dell’Udc, ma anche la dichiarazione del sostegno alla maggioranza da parte dello stesso", aveva detto il ministro per le Riforme Roberto Calderoli parlando con i giornalisti alla Camera. "Siamo preoccupati e scettici vogliamo verificare la reale volontà della maggioranza di fare le riforme".
Alla domanda se ci sarà un rimpasto Berlusconi in serata ha risposto ai giornalisti: "Vediamo come reagisce il Parlamento".
"Quello di Berlusconi è un irrigidimento. Era chiaro che non avremmo potuto vincere 10 a 0, ma questo rende ora tutto più difficile. Bisogna anche capire perché Berlusconi l’abbia fatto e quanto sia stato determinato dalla posizione della Lega", ha commentato a Reuters la situazione una fonte parlamentare dell’Udc.
In serata Berlusconi è tornato a Palazzo Grazioli dove erano ad accoglierlo un accigliato ministro Beppe Pisanu, una raggiante sottosegretario all’Economia Maria Teresa Armosino che ha stampato al capo del governo un bacio appena giunto nel cortile del palazzo, il vice coordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto e il ministro leghista Roberto Calderoli.
l’Udc si è riunita invece brevemente nella sede del partito con il segretario Marco Follini.
Salomonica la dichiarazione ai cronisti del presidente della Camera Pierferdinando Casini, lasciando Montecitorio: "Sono molto triste perché non abbiamo avuto il Papa, abbiamo avuto una fumata sbagliata".
Reuters / Rete
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