NON È UNA TRAGEDIA MA PUÃ’ DIVENTARLO

Sarà Fini a firmare il provvedimento che consentirà alla rete Mediaset di non andare sul satellite

E così, alla fine di una giornata surreale, si apprende dal capo del governo che il rinvio alle Camere della legge Gasparri «non sarebbe una tragedia».

A smentirlo basterebbe il clima tra il patetico e l’allucinato che si è respirato per tutto ieri nei corridoi della politica. Ministri in fuga, o che cadevano dalle nuvole, mentre i loro attachè già stavano a discutere su come sfruttare al meglio l’«occasione» nella ricontrattazione di gennaio, quella tanto attesa quanto opinabile verifica di governo. Se non è tragedia, è quantomeno farsa... La firma mancata apre prospettive divaricanti sulle sorti del governo e su quelle istituzionali. Se il ritardo con cui ieri è giunto l’annuncio del rinvio significa che si sono guadagnate ore per riconciliare, almeno in parte, le posizioni di Ciampi e Berlusconi, allora non ci saranno conseguenze tragiche. Ma se il giro vorticoso di telefonate e incontri non avesse sortito effetti e si fosse rimasti allo stato d'animo che aveva il premier dopo la sua visita al Quirinale, allora c’è da temere una grave frattura istituzionale. Come se la caverà il Capo dello Stato se Berlusconi, secondo quello che ha lasciato trapelare alle agenzie, è davvero tentato di rispedire la “Gasparri” al Quirinale senza le modifiche richieste? Se Ciampi firma, vuol dire accettare di portare a termine il suo mandato completamente annichilito. Se si dimette, apre un baratro nella stabilità politica. Oppure dà il via a una nuova fase del suo settennato: tiene un rapporto a muso duro con il capo del governo, si “scalfarizza” per dirla con il neologismo che ieri andava per la maggiore. Ma in questo caso fa violenza su se stesso.

(segue...)


LA REPUBBLICA:
Gasparri: rispetto per Ciampi
Ma è pronto il decreto per Rete4


ROMA - A vent'anni esatti dal decreto Craxi, che salvò le emittenti di Berlusconi dai pretori di Roma Torino e Pescara decisi a oscurarle, un nuovo decreto è ormai vicino, miracolosa ciambella per Retequattro e anche per RaiTre. Unica, ma sostanziale variante: il nuovo decreto arriverà dal governo che Berlusconi presiede in prima persona, pur essendo fondatore e proprietario delle reti Mediaset.

Il quadro è unico e complicatissimo. Due cose, secondo l’Ulivo, mettono nell’angolo Palazzo Chigi: intanto l’esplosione fragorosa del conflitto d'interessi incarnato dal Cavaliere; ma anche la qualità delle critiche che Ciampi muove alla Gasparri, praticamente affondata. Il decreto, insomma, può congelare il problema solo di pochi mesi. Un lasso di tempo breve, forse troppo per permettere al Polo di cambiare la legge nella direzione auspicata dal Quirinale. Ogni scenario, a questo punto, è possibile, anche lo scontro totale tra governo e capo dello Stato.
(segue...)

Varese Online:
Ciampi non firma la legge sulla riforma tv

Il provvedimento è stato rinviato alle Camere. «Non in linea con la Corte Costituzionale per quanto attiene al pluralismo»
Berlusconi: «Non credo sia niente di eccezionale, è già successo»
...«Io non credo che sia nulla di eccezionale il rinvio della legge alle Camere, è già successo molte volte, dopo di che il capo dello Stato firmerà comunque la legge». ...

ROMA - Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha rinviato alle Camere la legge Gasparri sul riordino del sistema radiotelevisivo chiedendone la modifica.
Lo ha comunicato il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, che ha letto in Aula le cinque cartelle di cui si compone il messaggio messaggio del Capo dello Stato con le motivazioni della sua decisione.
La legge riparte ora da Montecitorio, ramo del Parlamento che l’ha esaminata per primo.

PLURALISMO -«Non posso esimermi dal richiamare l’attenzione del Parlamento su altre parti della legge che - per quanto attiene al rispetto del pluralismo dell’informazione - appaiono non in linea con la giurisprudenza della Corte Costituzionale». È questo uno dei passaggi chiave del messaggio che il presidente della Repubblica ha inviato alle Camere per motivare il rinvio del ddl Gasparri. Le obiezioni sollevate da Ciampi sono molto puntuali. Non è possibile - sostiene in sostanza nelle motivazioni del rinvio - far slittare sine die il trasferimento sul satellite di Rete4 stabilito da una sentenza della Corte costituzionale. Ciampi riconosce che il digitale terrestre è destinato a modificare la situazione esistente, facendo superare le indicazioni della Consulta, ma questo mutamento - obietta - sarà possibile solo quando il digitale terrestre sarà una realtà e non un progetto futuro.

PUBBLICITA' - Ma anche la distribuzione delle risorse pubblicitarie allarma il Capo dello Stato: la legge Gasparri, così com'è stata approvata, permette «la formazione di posizioni dominanti», impoverendo i giornali e arrecando così «grave pregiudizio» alla libertà di informazione.

Nel messaggio Ciampi chiede al Parlamento di eliminare dal testo della legge i riferimenti al decreto legislativo 198 sulle procedure di installazione delle infrastrutture delle tlc, già dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale con la sentenza 303 del 2003. Allo stesso decreto - sottolinea Ciampi chiedendone la soppressione - fanno riferimento anche l’articolo 5 e l’articolo 24 dello stesso disegno di legge. In sostanza, con la bocciatura del 198, i Comuni possono opporsi più efficacemente alla costruzione di nuovi impianti per le tlc.

ITER - Il messaggio di Ciampi con le motivazioni, letto in Aula dal presidente Pier Ferdinando Casini, sarà assegnato, con il testo del provvedimento, alle commissioni competenti, in questo caso le commissioni Cultura e Trasporti, cui spetterà di riferire all’assemblea, al termine dell’istruttoria in sede referente. l’Aula «può» limitare la discussione alle parti che sono state oggetto del messaggio. Il provvedimento sarà votato in assemblea articolo per articolo. Infine il voto finale e il passaggio al Senato. Se le Camere approvano nuovamente la legge - recita il secondo comma dell’articolo 74 della Costituzione - questa deve essere promulgata.

(segue...)