GERUSALEMME - È iniziata la visita del vice presidente del Consiglio, Gianfranco Fini in Israele. Il leader di An, atterrato all’aeroporto di Tel Aviv, è giunto al King David Hotel di Gerusalemme dove alloggera'. Ad attenderlo numerosi fotografi ed esponenti della stampa italiana. Fini incontrera' il premier Ariel Sharon e, tra gli altri appuntamenti visitera' il museo dell’Olocausto lo Yad Vashem.
La visita ufficiale, che durera' fino al 26 novembre, è stata decisa ''su invito del vice primo ministro e ministro degli Esteri Silvan Shalom''. Oltre a Shalom, Fini incontrera' durante il suo viaggio il presidente israeliano Moshe Katsav, il presidente della Knesset Reuven Rivlin, il premier Ariel Sharon, i ministri dell’Industria e commercio e delle Finanze, Ehud Olmert e Benjamin Netanyahu, oltre al capo dell’opposizione Shimon Peres. Durante la sua visita, Fini deporra' una corona allo Yad Vashem, l’Istituto per la memoria dei Martiri e degli Eroi dell’Olocausto. Fini sara' accompagnato dall’ambasciatore israeliano in Italia Ehud Gol, dal presidente dell’Unione delle comunita' ebraiche italiane, Amos Luzzatto, dal consigliere diplomatico del presidente del Consiglio Giovanni Castellaneta, dal proprio consigliere per i rapporti internazionali, Andrea Ronchi, oltre che dai portavoce del leader di An e dell’ambasciata di Israele a Roma.
FINI, MIO VIAGGIO È SOLO INIZIO,NON PUNTO D'ARRIVO
Il vicepresidente del consiglio Gianfranco Fini, riferendosi al suo imminente viaggio in Israele, ha detto che si tratta per lui ''solo di un inizio e non di un punto di arrivo''. In un'intervista al giornale tedesco Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung, Fini si è riferito all’incremento delle posizioni anti-israeliane in Europa. ''In parte - ha detto - tali posizioni sono da collegare alle scarse conoscenze storiche. Solo una piccola parte di tali persone sono motivate politicamente, tra l’altro in senso nazionalsocialista. La maggioranza della gente è contro il premier Ariel Sharon, non sono antisemiti''. Fini ha osservato che Israele è ''l’unico paese democratico nelle regionè' e che ''il governo di Sharon è l’espressione della volonta' politica della popolazionè'. ''Da molti anni Israele porta avanti una guerra, e nonostante cio' la democrazia ha continuato a svilupparsi'', ha aggiunto il vicepresidente del consiglio.
LA STAMPA ISRAELIANA
''È una visita storica'',secondo la radio statale israeliana in un servizio del corrispondente da Roma, quella che il vice presidente del consiglio e leader di An Gianfranco Fini comincia oggi in Israele. Secondo l’ emittente, uno dei motivi del viaggio sarebbe dovuto alla conclusione di Fini che la strada che porta alla presidenza del consiglio ''passa per Gerusalemmè'. Il quotidiano Haaretz, in un articolo di presentazione della visita, afferma che Fini arriva in Israele con l’intento di ''legittimarè' il suo partito. ''È la prima volta - afferma il giornale - che un leader di un ex partito postfascista, associato col dittatore di guerra Benito Mussolini, è ricevuto in Israele in pompa magna''. ''Commentatori - continua Haaretz - dicono che la visita di Fini ha l’intento di spianare la strada alla sua candidatura a primo ministro nelle prossime elezioni'' italiane. Fonti del ministero degli esteri a Gerusalemme, citate da Haaretz, affermano che ''c'erano tre motivi per invitare Fini: le sue posizioni pro israeliane e la sua ferma condanna dell’ antisemitismo; il fatto che gli Stati Uniti e altri paesi lo hanno riconosciuto; la posizione della comunita' ebraica in Italia che ha gradualmente superato la diffidenza e l’ ostilita' nei suoi confronti''. Lo Yedioth Ahronoth, in un breve articolo nelle pagine interne dal titolo ''Il fascista italiano che si è 'convertito' in visita in Israelè', afferma che Fini sara' ricevuto con grandi onori poichè ''è ora considerato uno dei più grandi amici di Israele in Europa''. Il giornale ricorda l’opera condotta da Fini nell’ arco degli ultimi dieci anni per rompere ''col passato fascista del suo partito, trasformandolo in una formazione di centro moderato e cacciando dalle sue file membri rimasti fedeli alla tradizione fascista''.
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