CNR su Ladysilvia; Fatti recenti di attualità , come il drammatico inquinamento da mercurio nel triangolo industriale di Priolo-Agusta-Melilli, hanno portato all’attenzione dei cittadini gli effetti devastanti che questo elemento naturale può arrecare alla salute e agli ecosistemi qualora viene re-immesso impropriamente nell’ambiente.
I primi fatti documentati di inquinamento da mercurio risalgono alla prima metà dell’800, durante la febbre dell’oro in Nord America; pratica ancora diffusa oggi in molti Paesi produttori d’oro come il Laos, Vietnam, Brasile, Tanzania e Venezuela.
E’ impiegato massicciamente anche nei processi produttivi (es. impianti di soda caustica) e come componente di base di una vasta gamma di beni di largo consumo (es. devices elettronici, termometri, materiale ospedaliero).
Attualmente su scala globale vengono rilasciate in atmosfera ca. 5000 tonnellate annue, di cui 2400 derivanti da attività industriali e il resto da sorgenti naturali.
Il trend su scala globale è in crescita, soprattutto quelle rilasciate nei Paesi in forte via di sviluppo (es. Cina, India). Una volta emesso in atmosfera è depositato sui recettori terrestri e acquatici determinando un notevole impatto sulla catena alimentare.
Nel corso degli ultimi sette anni, la Sezione di Rende dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del CNR (CNR-IIA) ha condotto una serie di progetti internazionali ed Europei ( http://www.cs.iia.cnr.it/ ) riguardante l’inquinamento da mercurio nelle regioni del Mediterraneo, dell’Artico e dell’Antartide. Il Position Paper sul Mercurio (PP) preparato per la Commissione Europea ( http://europa.eu.int/comm/environment/air/ ) ha evidenziato quanto serio sia il problema per diversi gruppi di popolazioni Europee, e non, derivante dalla contaminazione da mercurio.
Risultati recenti pubblicati dal CNR-IIA hanno evidenziato come l’area del Mediterraneo sia interessata da fenomeni diffusi di inquinamento da mercurio ben più maggiori di quelli riscontrati nelle aree industriali del Nord Europa e in altre parti del mondo.
E’ stato ampiamente accertato che oltre ai fenomeni di trasporto su scala regionale e globale, i processi chimico-fisici che avvengono nella troposfera influiscono sulla forma chimica del mercurio e quindi sulla sua capacità di essere rimosso dall’atmosfera da processi di deposizione e di scambio all’interfaccia aria-acqua. Allo stato attuale delle nostre conoscenze sui vari aspetti riguardanti il ciclo del mercurio nella biosfera, ancora permangono irrisolti una serie di aspetti che rivestono un’importanza fondamentale nella definizione delle strategie (legislative) mirate a ridurre l’impatto di questo inquinante sull’ambiente e sulla salute dei cittadini.
E’importante approfondire la comprensione di tutti quei processi chimici, fisici, biologici e ambientali che influiscono sulle relazioni funzionali tra gli input atmosferici di mercurio agli oceani e i livelli di forme tossiche di mercurio (metilmercurio) riscontrate nel food web (es. pesci). Al fine di migliorare le nostre conoscenze sul ciclo del mercurio su scala regionale e globale, e quindi pervenire all’elaborazione di strategie idonee da implementare a medio e lungo termine, sono state inviate delle raccomandazioni sia alla Commissione Europea (nell’ambito del PP) che allo UNEP Govering Council del 2005 affinchè venga incoraggiata e opportunamente supportata nel futuro la ricerca scientifica già intrapresa con successo in questi ultimi anni.
LA REDAZIONE
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