Molto probabilmente entro i prossimi quindici anni sarà inutile guardare la finale dei cento metri piani alle Olimpiadi e sperare di assistere al superamento dell’ennesimo record. Infatti, secondo alcuni ricercatori, il limite delle capacità umane è ormai stato raggiunto e a meno che non ci siano importanti novità di carattere tecnico sarà davvero difficile per gli atleti battere il record di velocità .
Almeno questo è quello che sostengono tre ricercatori europei che questa mattina a Stoccolma nel corso del meeting Esof 2004 hanno illustrato il loro nuovo sistema per valutare le possibilità fisiche di ogni atleta di raggiungere determinati risultati.
"Quello che abbiamo fatto - ha spiegato Lennart Kaijser del Karolinska Institutet di Stoccolma - è stato valutare e mettere insieme tra loro i fattori che servono per poter conseguire buoni risultati durante la corsa e di mettere insieme tra loro questi fattori. Il risultato è un sitema che può dirci per ciascuno di noi le nostre proprie capacità atletiche". In pratica il professor Kaijser, insieme a Bengt Saltin, del Copenhagen Muscle Centre e Bo Berglund responsabile della squadra olimpica svedese, hanno valutato sia le capacità di trasporto dell’ossigeno da parte del sangue del singolo atleta, la sua capacità di trasformare l’ossigeno in energia, la loro diversa composizione genetica e, infine la loro composizione muscolare sia in termini di massa che di lunghezza delle fascie. Il mix di questi fattori da come risultato il limite delle capacità di ciascuno di loro. "Sono convinto - ha spiegato l’esperto in fisiologia muscolare di Copenhagen - che ormai gli atleti abbiano raggiunto i limiti umani. Lo dimostrano anche i risulati delle ultime competizioni atletiche dove i tempi registrati nelle gare si stiano abbassando in maniera sempre meno rapida.
Abbiamo anche provato a fare una stima per vedere quanto tempo ancora dovremo aspettare prima di non vedere più nessun record. Secondo i nostri calcoli dovrenbbe essere tra circa quindi anni". Ma le valutazioni dei tre esperti europei valgono soprattutto per quelle discipline che sono in qualche modo connesse alla corsa, e quindi anche per il salto in alto e per il salto in lungo. "Una dimostrazione evidente delle nostre teorie - ha spiegato Saltin - è che negli ultimi tempi i record, per esempio nel salto in alto sono stati abbattutti in coincidenza con l’introduzione di nuove tecniche di salto".
Diverso invece il discorso per quanto riguarda il nuoto. "Per il nuoto noi crediamo che ci siano nuovi spazi per abbattere i record anche quelli che sembrano essere piu’impegnativi come i cento metri a stile libero" ha infatti spiegato Kaijser. "Il nuoto - ha concluso - è infatti un'attività che potremmo definire innaturale e che è fortemente condizionata dalla tecnica, molto più delle altre discipline sportive, e quindi la scoperta di nuove tecniche di respirazione così come di nuovi stili, potrebbe contribuire sensibilmente ad accelerare i tempi".
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