È passato circa un mese da quando la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sentenziato che "diritto alla vita" e "dignità umana" sono due cose diverse. L’embrione è titolare di dignità umana, ma non del diritto alla vita, e la dignità umana non è sufficiente a preservarlo dalla distruzione. è bastata questa manciata di giorni perché in Austria, Francia e Gran Bretagna si ponessero i tasselli utili a rendere meno costrittiva la tutela di quell’embrione. Nuove leggi, nuove iniziative, nuovi rapporti dimostrano come quei giudici abbiano ben interpretato lo spirito dei tempi e quanto sia divenuto fragile il concetto di dignità umana. Insomma, la sentenza ha dato le ali a chi propende per un diritto alla vita graduale, che raggiunga l’interezza solo al momento della nascita dell’individuo.
Ora, uno studio effettuato in Germania scava in questa situazione e mette in guardia dall’effetto scivolo. Vediamo perché. Prossimamente, a Vienna, verrà votata una nuova legge sulla procreazione medico-assistita. Secondo la bozza presentata a febbraio, resterebbe in piedi il divieto per clonazione terapeutica e diagnosi pre-impianto (PID) -tutt’e due presuppongono che l’embrione sia distrutto; nel primo caso per ricavarne cellule staminali a fine di ricerca, nel secondo per escludere gli embrioni difettosi da impiantare nell’utero. Ma nella nuova bozza i due divieti sono spariti. In più, la maggioranza della Commissione di bioetica ha espresso parere favorevole alla diagnosi pre-impianto. E anche la clonazione terapeutica gode di qualche simpatia. Se in Austria si arriverà a una svolta, essa avrebbe delle ripercussioni alle Nazioni Unite, dove a ottobre si svolgerà un nuovo round sulla clonazione. Finora Vienna era dalla parte degli Stati Uniti e di una sessantina di Paesi schierati per il divieto totale di clonazione.
Nel frattempo, anche il Parlamento francese ha votato una nuova legge sulla bioetica. Essa consente che nei prossimi cinque anni gli embrioni eccedenti dalle tecniche di fecondazione in vitro siano a disposizione della scienza, che potrebbe usarle per terapie utili a curare Parkinson e diabete. Resta tassativamente proibita la clonazione umana.
Un paio di settimane fa, la Gran Bretagna ha creato le premesse per i cosiddetti “designer-baby”, ossia ha creato le basi per un’estensione della diagnosi pre-impianto. L’autorità competente (Hfea) vuole infatti renderla possibile anche quando lo scopo sia di far nascere un bambino con caratteristiche genetiche "compatibili", adatte cioè a fornire a un fratello malato le staminali che possono guarirlo da una grave malattia genetica.
Tutte queste novità sono contenute in un rapporto appena redatto da TAB, l’Ufficio del Bundestag per la valutazione dello sviluppo tecnico. Il rapporto contiene il confronto fatto sulla situazione legislativa e la prassi giuridica di sette Paesi dove la diagnosi pre-impianto è, o era, consentita, se pure a determinate condizioni - Belgio, Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Italia, Norvegia, Stati Uniti. I risultati dell’indagine, che è risalita fino al 1990, sono eloquenti: è quasi impossibile limitare la diagnosi pre-impianto alle gravi malformazioni genetiche. Una volta che sia stata autorizzata, scatta l’effetto scivolo. Introdotta per uno scopo preciso e circoscritto, i paletti in seguito cadono e per tappe successive si giunge a un ampliamento. A questo punto, non è difficile ipotizzare che in futuro la PID si affermi come intervento di routine. Per ora la formulazione più restrittiva rimane quella francese quando prevede: “autorizzazione e controllo sono affidati ad un’autorità nel contesto di indicazioni rigorosamente definite per legge”. Eccezione, a confermare la regola, è il caso italiano dove la legge 40/2004 ne vieta sempre e comunque l’applicazione. Non si dimentichi che la PID è utilizzata soprattutto per migliorare le possibilità di successo della fecondazione medicalmente assistita. La primaria motivazione al suo impiego, ossia la diagnosi di malattie monogeniche, è di fatto una quota minima dei casi. Persino la scelta del sesso si fa più vicina. Negli Usa il Comitato etico per la medicina riproduttiva non vede “nessun particolare ostacolo etico” se una famiglia con tre figli maschi decide di volere una femmina.
Evidentemente non può esistere un po’ di PID come non può esistere un pò di clonazione o un pò di dignità umana. Involontariamente, i giudici di Strasburgo hanno stabilito un’aporia(*), che nessuna sentenza riuscirà a conciliare.
(*) aporia = dubbio o difficoltà a conciliare due ragionamenti contrapposti
Rosa a Marca
http://staminali.aduc.it
Ultimi Articoli
La mortalità per cancro cala in Europa – tassi in diminuzione nel 2026, ma persistono disparità
Carofiglio porta — Elogio dell'ignoranza e dell'errore — al Teatro Manzoni
Teatro per tutta la famiglia: “Inside and Out of Me 2” tra ironia e interazione
Dogliani celebra quindici anni di Festival della TV con “Dialoghi Coraggiosi”
Sesto San Giovanni — 180 milioni dalla Regione per l’ospedale che rafforza la Città della Salute
Triennale Milano — Una settimana di libri, musica, danza e arti sonore dal 20 al 25 gennaio
A febbraio la corsa alle iscrizioni nidi – Milano apre il portale per 2026/2027
Hackathon 2025 — a Palazzo Lombardia gli studenti sfidano il cyberbullismo
Firmato il nuovo Protocollo per il Punto Unico di Accesso tra Municipio Roma III e ASL Roma 1