E’ il titolo del Progetto europeo coordinato dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr. Obiettivo: studiare le conseguenze del global change sui monumenti, da qui a cento anni
Scienziati impegnati a prevedere quale sarà l’effetto del global change nei prossimi 100 anni. Non sull’uomo, ma sui monumenti. I templi di Agrigento sopporteranno l’azione delle tempeste di sabbia? Il ponte San Carlo di Praga o il centro storico di Londra resisteranno alle piene dei fiumi causate dalle sempre più frequenti alluvioni? Non sono scene di un film di fantascienza dal sapore apocalittico, ma alcune problematiche che saranno affrontate dal progetto europeo Arca di Noè, coordinato dall’Isac, Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr di Bologna. Il progetto, che viene presentato oggi nel capoluogo emiliano e vede coinvolte prestigiose istituzioni straniere, come la biblica barca raccoglierà la mole dei dati e parametri ambientali disponibili a oggi per disegnare lo scenario futuro delle sorti del patrimonio monumentale europeo. A sentire gli esperti, i cambiamenti climatici, provocherebbero danni irreparabili soprattutto sulle opere d’arte esposte all’aperto. “Le tempeste di sabbia conseguenti alla desertificazione”, spiega Cristina Sabbioni dell’Isac-Cnr, “potrebbero comportare l’erosione del materiale lapideo con cui sono stati edificati templi e palazzi storici dell’Italia meridionale, di contro, le inondazioni sempre più frequenti nel nord Europa metterebbero a duro rischio strutture in legno e pietre contenenti argilla, materiali deperibili al contatto con l’acqua, e frequentemente adoperati in quest’area”.
Si tratta del primo progetto in Europa che affronta la problematica del global change in relazione con il patrimonio culturale. “Il tema dei beni culturali finora non è mai stato incluso come indicatore nei rapporti e nella legislazione sull’inquinamento e sui cambiamenti climatici, differentemente da altri argomenti quali ecosistemi, salute dell’uomo, agricoltura”, sottolinea la Sabbioni. Se gli esperti oggi sono concentrati soprattutto sugli effetti dell’inquinamento atmosferico sui monumenti da qui a dieci anni, Arca di Noè andrà oltre, non solo nel tempo. Saranno valutati numerosi fattori di degrado dei manufatti, quali temperatura, umidità relativa, cicli di gelo e disgelo, radiazione solare, velocità del vento associato alla pioggia, concentrazione dei gas, particellato atmosferico, sale marino, pH delle precipitazioni e agenti biologici. “Al termine del progetto, che ha la durata di tre anni e un finanziamento di 1.200.000 " dalla Commissione europea, sarà realizzato un atlante della vulnerabilità che riporterà le fasce geografiche di rischio”, anticipa la ricercatrice del Cnr. Sapremo così come si comportano i monumenti in una condizione climatica futuribile e in una particolare area europea. Sapremo, per esempio, cosa potrebbe accadere alla Cattedrale di Colonia o alla Mole Antonelliana di Torino se si dovessero verificare bruschi sbalzi climatici. “Infine, sarà pubblicato un protocollo rivolto a coloro che gestiscono i beni culturali, che racchiuderà una serie di linee guida per mitigare i danni causati dal global change nei prossimi anni”. La speranza è che gli scenari futuri non ci presentino il Day after tomorrow dei monumenti.
La scheda
Che cosa: presentazione del Progetto europeo Arca di Noè
Chi: Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Bologna
Quando: 24 e 25 giugno 2004, alle ore 9.00
Dove: Bologna, Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr, via Gobetti, 101
Per informazioni: Cristina Sabbioni dell’Isac-Cnr, coordinatrice del progetto, tel. 051/6399572, cell. 329/2269851, e mail c.sabbioni@isac.cnr.it
Ufficio stampa Cnr: Sandra Fiore, tel. 06/49933789, sandra.fiore@ufficiostampa.cnr.it
Barbara Orlando
capo ufficio stampa Cnr
tel. 06 49933383
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