Sono tre le fasi di vita della memoria, almeno secondo uno studio pubblicato oggi sulla rivista Nature.
A quanto pare, infatti, sostiene l’autore dell’articolo Matthew Walker del Beth Israel Deaconess Medical Center, la nostra memoria può essere paragonata a un computer.
"Finchè non si preme l’apposito tasto - dice l’esperto - il ricordo non si salva". Walker si è concentrato su un tipo di memoria noto come "procedurale", che ci consente di imparare tutte quelle capacità di coordinamento che poi ci consentono di giocare, fare sport, suonare uno strumento. Studiando un centinaio di volontari che ripetevano sequenze predeterminate con le dita a vari intervalli e in vari momenti del ciclo veglia-sonno, Walker ha scoperto che "il tasto per salvare" un file (cioè un ricordo) e stabilizzarlo (cioè per memorizzare il movimento imparato) viene premuto in una fase che richiede circa sei ore di veglia.
A questo punto interviene il sonno, cioè la seconda fase. Serve una notte di sonno infatti per migliorare e rafforzare la memoria di quanto imparato il giorno prima. Infine c’è una fase di richiamo in cui il soggetto, sulla base di nuove esperienze di apprendimento, può richiamare il file (il ricordo) e modificarlo.
Nature
Ultimi Articoli
Sesto San Giovanni sequestra i primi monopattini truccati
Dodici armature giapponesi dal XVI al XIX secolo al Museo Chiossone di Genova
ASL Roma 1 smentisce la chiusura della Breast Unit del Santo Spirito: Nessuno smantellamento
Housing sociale in Lombardia: 96 milioni per ristrutturare 2.500 alloggi a canone calmierato
Ricerca e impresa, tappa a Como per il tour dell’assessore Fermi tra droni, farmaceutica e ambiente
Difesa personale: occhio al problema della sopravvalutazione.
Pittura italiana oggi, la mostra arriva a Rio de Janeiro con la nuova scena contemporanea
EMERGENZE VETERINARIE PER I CANI CHE PARTONO IN VACANZA.
Scacchi, ragazzi e città: quando la partita è fuori dallo schermo