Sono tre le fasi di vita della memoria, almeno secondo uno studio pubblicato oggi sulla rivista Nature.
A quanto pare, infatti, sostiene l’autore dell’articolo Matthew Walker del Beth Israel Deaconess Medical Center, la nostra memoria può essere paragonata a un computer.
"Finchè non si preme l’apposito tasto - dice l’esperto - il ricordo non si salva". Walker si è concentrato su un tipo di memoria noto come "procedurale", che ci consente di imparare tutte quelle capacità di coordinamento che poi ci consentono di giocare, fare sport, suonare uno strumento. Studiando un centinaio di volontari che ripetevano sequenze predeterminate con le dita a vari intervalli e in vari momenti del ciclo veglia-sonno, Walker ha scoperto che "il tasto per salvare" un file (cioè un ricordo) e stabilizzarlo (cioè per memorizzare il movimento imparato) viene premuto in una fase che richiede circa sei ore di veglia.
A questo punto interviene il sonno, cioè la seconda fase. Serve una notte di sonno infatti per migliorare e rafforzare la memoria di quanto imparato il giorno prima. Infine c’è una fase di richiamo in cui il soggetto, sulla base di nuove esperienze di apprendimento, può richiamare il file (il ricordo) e modificarlo.
Nature
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