Il Parlamento britannico ha concesso mercoledì l’autorizzazione alla ricerca scientifica sulla clonazione di embrioni umani a scopo terapeutico e alla costituzione della prima banca mondiale di cellule embrionali.
Il nullaosta definitivo, pronunciato da un comitato ad hoc della Camera dei Lord, stabilisce condizioni precise e ristrette con cui condurre per la prima volta quest’attività scientifica.
Come ha spiegato il presidente del comitato e vescovo di Oxford, Richard Harries, la ricerca sulle cellule staminali a scopo terapeutico potrebbe rivelarsi cruciale nella scoperta di una cura contro molte malattie debilitative.
Le cellule staminali sono infatti cellule indifferenziate che possono svilupparsi in vari tipi di cellule specializzate, come quelle cardiache, della pelle, dei muscoli o del cervello.
Secondo i sostenitori di questa tecnica, la clonazione di embrioni umani a fini terapeutici permetterà di esplorare modi per rigenerare i tessuti umani in modo da curare malattie come il morbo di Parkinson, il morbo di Alzheimer e il diabete.
Polemiche e limiti
Già l’anno scorso entrambe le Camere del Parlamento britannico avevano approvato la ricerca sulla clonazione di embrioni umani a scopo terapeutico, ma solo ora - dopo vari stop legislativi e un intervento del primo ministro britannico Tony Blair - l’Autorità per la fecondazione e l’embriologia (Hfea) potrà emettere immediatamente le necessarie licenze.
La ricerca sulle cellule staminali ha generato finora accese polemiche, perché richiede la distruzione di un embrione di alcuni giorni. I gruppi anti-abortisti, ad esempio, obiettano che per ottenere le cellule gli scienziati sono costretti a distruggere ovuli umani fertilizzati e dagli Stati Uniti ai Paesi europei hanno sollevato una battagliera campagna contro il loro utilizzo.
Le cellule staminali, infatti, si ottengono da embrioni umani di scorta o da embrioni clonati. I critici sottolineano che si tratta di un terreno scivoloso, poichè da quest’ultimo tipo di clonazione a quella riproduttiva il passo sarebbe breve.
Il comitato dei Lord ha risposto a questi timori sottolineando che gli embrioni dovrebbero essere clonati solo se esiste un ’’bisogno dimostrabile ed eccezionale che non può essere soddisfatto in altri modi’’.
Gli scienziati, quindi, dovranno utilizzare embrioni ’’in eccedenza’', vale a dire quelli congelati non utilizzati nell’ambito di trattamenti di fertilizzazione in vitro e donati appositamente per scopo di ricerca.
Le indicazioni sono contenute in un documento di 73 pagine, accolto favorevolmente dal governo, in cui il comitato dei Lord sottolinea che non esiste alcuna differenza etica tra l’uso di embrioni per la riproduzione in vitro e per la clonazione a scopo terapeutico, a patto che gli embrioni non abbiano più di 14 giorni.
Il rapporto esprime anche un parere positivo sulla ricerca che utilizza cellule staminali adulte, cioè prelevate direttamente da un essere umano.
Con il contributo di ANSA
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