SUDAN, “La situazione in Darfur continua a peggiorare e se non accadrà qualcosa al più presto, nei prossimi mesi rischiamo di dover assistere a eventi terribili”: lo ha detto Antonio Guterres, direttore dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr/Acnur), ieri a Ginevra durante la presentazione di una raccolta fondi per le vittime della guerra cominciata nel febbraio del 2003 nella remota e semi-desertica regione occidentale sudanese.
Le parole di Guterres si inseriscono in un crescendo di preoccupazione che trova almeno parziale riscontro in notizie di imboscate a convogli umanitari, di attacchi e combattimenti quasi quotidiani tra governo sudanese e ribelli, spesso prive di conferme indipendenti. Da un documento Onu, relativo alla sicurezza nei tre stati che compongono la regione del Darfur, si apprende comunque che la scorsa settimana si sono verificati con cadenza quotidiana almeno 13 episodi violenti (tra attacchi, imboscate e combattimenti) con un bilancio provvisorio di oltre dieci morti e decine di feriti.
Ma su alcuni episodi come le battaglie tra ribelli dello Sla-m ed esercito di Khartoum che sarebbero avvenute a sei chilometri da Kutum (Nord Darfur) il 16 ottobre - o su possibili scontri tra ribelli e predoni Janjaweed a Buro, nel Darfur occidentale - non è stato ancora possibile raccogliere informazioni precise. Forse l’accordo di pace che ha messo fine all’altro conflitto sudanese, quello storico durato oltre vent’anni, e i successivi aggiustamenti politici economici tra le parti (e che hanno coinvolto direttamente anche molti interessi occidentali) hanno tranquillizzato a sufficienza gli ’investitori’. Ma, come ha ricordato Guterres nel suo discorso a Ginevra, “risolvere la questione del Darfur è fondamentale per il successo o il fallimento dell’intero Sudan”. [MZ]
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