Moni Mulepati è una giovane di etnia Newari. Vive nella splendida Bhaktapur ed è appena divenuta la prima donna nepalese “di città ” ad aver conquistato il tetto del mondo, la cima del monte Everest.
Un’ulteriore testimonianza di come, nonostante tutti i problemi politici e sociali del Nepal, anche la condizione della donna sia in piena evoluzione.
Non voglio perdermi adesso in considerazioni tecniche-alpinistiche nè soprattutto in giudizi e polemiche con recenti inchieste riguardanti le umiliazioni e le penalizzazioni dell’essere donna oggi in Nepal. Temo che questo tipo di limitata informazione non sia di aiuto a nessuno. Anzi, c’è il rischio che vada ad aumentare una certa confusione in atto ora più che mai tra le altre notizie di imprese himalayane, tra reportage di viaggio “tutto bene e sorrisi” come alcuni programmi televisivi propongono e solidarietà , tra un attentato dei guerrieri rossi ed una rappresaglia governativa.
In particolare nell’attuale realtà del Nepal, i diritti della donna non possono dividersi dai diritti dell’uomo e di tutto un popolo e soprattutto nelle fasce più povere e deboli. Forse proprio per queste ed in queste condizioni ha avuto il terreno più fertile la stessa rivolta maoista, nata, al di là delle bandiere e delle fedi, per dare DIGNItà di ESSERI UMANI a troppi che non l’avevano.
Come si poteva ancora pretendere e tollerare ad esempio, che un nostro simile fosse impiegato in lavori da autentico “mulo” e magari per -½ Euro al giorno! E questo, e naturalmente, che si trattasse di DONNA o UOMO.
Insieme a Moni, penso adesso a tutte le donne che conosco, amiche, mogli o figlie di amici, contadine, giornaliste, segretarie, manager, studentesse ed insegnanti: Bindu, Tankumari, Radika, Rosy, Pratima, Rasmila, Kabila, Sunita, Deepa e tante altre. Penso all’amica scalatrice Upasana Malla, "cittadina" anche lei, con la quale ebbi modo di condividere nel 1998 la conquista del “lago più alto del mondo””¦ Donne che, nella condizione loro e della loro famiglia come nella condizione del loro villaggio o della loro città , sono comunque “realizzate” e felici.
In queste ore sulla vetta dell’Everest quasi si è perso il conto degli scalatori che ne hanno conquistato la vetta, pare che siano arrivate anche due donne iraniane, le prime musulmane”¦ E poi coreani, messicani e americani. Ed il Nepal continua a far notizia soprattutto grazie a loro.
Oppure per gli “intoccabili” o le varie discriminazioni di caste o altre condizioni che sanno di pietismo e di squallida povertà . Ma il Nepal è una realtà ben più complessa e meritevole di ben altra attenzione. Cultura, tradizioni e storia da Shiva a Siddharta fino a Re Birendra e Prachanda contribuiscono a farlo sembrare molto lontano. Ma non lo è.
Probabilmente il Nepal è molto più “vicino” di quanto ci si possa immaginare e, come lessi alcunio anni fa su un autobus di linea di Roma, "eroe" non è tanto chi scala l’Everest, ma chi prende l’autobus tutti i giorni...
Marco Banchelli
http://www.marcobanchelli.com
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