La sars dilaga in Cina Crisi politica a Pechino

Da oggi anche i cinesi sanno della polmonite killer: leggono sui giornali che la situazione non era affatto sotto controllo, come ripetevano il ministro della salute e il sindaco di Pechino, silurati ieri per incompetenza. Apprendono che il loro periodo di vacanze preferito, la settimana d'oro del primo maggio, è stata annullata per ridurre al massimo il pericolo di contagio.

Pesanti accuse alla Cina arrivano oggi anche dai medici dell’istituto Pasteur di Parigi, uno dei centri che lavora per l’organizzazione mondiale della sanità per trovare gli strumenti e lottare contro la malattia. La Cina ha nascosto i dati e la diffusione dell’infezione per più di tre mesi, tempo prezioso perso per sconfiggere il virus. Intanto l’epidemia letteralmente galoppa: il numero di vittime è salito oggi a 92 in Cina e 94 ad Hong Kong, per la prima volta sono stati segnalati casi di contagio anche in province cinesi fino ad oggi immuni. Sei nuove infezioni sono segnalate anche a Singapore, dove si sono ammalati anche tre bambini. Resteranno in quarantena i 2400 addetti del più grande mercato di frutta e verdura del paese, per sospetto contagio. In Canada, l’unico paese occidentale che ha avuto vittime per la sars, sono stati rintracciati e messi in isolamento i passeggeri di un treno sul quale viaggiava anche un uomo che ha manifestato i sintomi della malattia.

E le filippine oggi hanno annunciato la prima probabile vittima da polmonite atipica, una infermiera che lavora in una casa di riposo per anziani in Canada, che si è ammalata appena ritornata a casa, ai primi di aprile. l’Italia nel bollettino che giornalmente emette l’organizzazione mondiale della sanità è ferma ancora a tre casi sospetti. Ma possiamo stare tranquilli?