Da Teheran dove è in missione, el Baradei, capo dell’agenzia atomica internazionale e assieme a Blix coordinatore della missione internazionale in Iraq, lancia un inatteso segnale di distensione: "l’Iraq ha iniziato a cooperare attivamente, se seguirà questa strada non ci sarà bisogno di alcuna guerra".
Parole che si scontrano brutalmente con l’ultima dichiarazione del segretario alla difesa americano Rumsfeld: "da questo momento - ha detto poche ore fa - siamo pronti, le nostre truppe affiancate da quelle britanniche già dispiegate nel golfo sono più che sufficienti a sferrare l’attacco, ma siamo sicuri che, non appena il presidente Bush darà l’ordine, un'ampia coalizione di alleati si unirà a noi per disarmare Saddam". Già Bush dalla Georgia, sempre in diretta tv, aveva lanciato il suo appello: "le nazioni libere - dice - devono farsi carico di cacciare e disarmare i dittatori che terrorizzano i loro e i nostri popoli. Sconfiggendo Saddam dimostreremo a tutti gli altri dittatori che i loro stessi regimi li condurranno in rovina".
Un intervento programmato quello del presidente, mirato a ricompattare un'opinione pubblica divisa ed invertire il costante calo di consenso evidenziato dai sondaggi. Washington e Londra presenteranno, forse già lunedì prossimo, il testo di una nuova risoluzione al consiglio di sicurezza dell’Onu. Bush vuole giocare d'anticipo sul prossimo rapporto degli ispettori in calendario il primo marzo, per creare una sorta di automatismo tra inosservanza al disarmo e autorizzazione all’uso della forza. Ma lo stesso capo degli ispettori Blix offre di fatto a Saddam la possibilità di dare prova concreta di collaborazione: se infatti il rais distruggerà come impone Blix i missili al Samoud 2, l’Iraq potrà giocarsi le sue ragioni di fronte al consiglio di sicurezza.
Ci conta anche il Cremlino che rifiuta la necessità di nuove risoluzioni e chiede tempo per verificare ulteriori progressi nelle ispezioni. E mentre questa mattina due Mirage francesi destinati a missioni di ricognizione sono decollati alla volta del golfo, per rafforzare la squadriglia aerea transalpina dislocata in una base saudita, l’attesa della diplomazia americana si concentra su Ankara.
Il governo turco dovrebbe infatti pronunciarsi sull’accettazione della proposta di finanziamenti statunitensi a compensazione dello sforzo bellico. Offerta finora giudicata inadeguata, ma ancora soggetta ad aggiustamenti e compromessi. Per il Pentagono è essenziale il via libera alla concessione delle basi turche per il dispiegamento dei marines.
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