SOKOTO (NIGERIA) - Safiya Husseini non verrà lapidata. È stata assolta da una corte d'appello dello stato nigeriano di Sokoto, dopo che il suo caso aveva assunto rilevanza internazionale. Ma nello stesso giorno un'altra corte di diritto islamico ha processato una seconda donna, di cui non si conosce il nome: uguale il reato, l’adulterio, uguale la pena: la morte per lancio di pietre.
Lo stato di Sokoto, più che alle leggi del Corano, si è dimostrato sensibile alle necessità della politica. Il presidente Olusegun Obasanjo era stato messo in serio imbarazzo dal movimento mondiale di solidarietà a favore di questa contadina povera divenuta un simbolo. Safiya ha dato alla luce un figlio fuori dal matrimonio, una colpa che le sarebbe costata cento frustate se non non avesse già avuto un marito. Invece, in base alla rigida applicazione della sharia islamica, in vigore nel nord del Paese africano, Safiya era stata condannata a morte, malgrado abbia sempre sostenuto di essere vittima di una vicenda che mescola stupro, intrighi amorosi e presunta stregoneria.
"Ho lasciato mio marito perché non era in grado di mantenere le mie due figlie - ha raccontato la Husseini - Soltanto allora mi sono accorta delle attenzioni di mio cugino, Yakubu Abubakar, interessato a me da prima che sposassi Malah Mohammadu Sani. Appena lasciata la casa di mio marito, ricominciò a corteggiarmi in tutti i modi, usando anche arti magiche". Preoccupato, il padre di Safiya propose ad Abubakar di sposarla. Tutto sembrava pronto per il matrimonio ma il fratello maggiore di Abubakar si oppose e il promesso sposo, diviso tra la passione e i divieti familiari, diventò violento.
"Mi trovavo nel bosco e non lo sentii avvicinarsi - ha detto ancora Safiya - mi aggredì e mi usò violenza". La donna ha raccontato che i due si incontrarono quattro volte, le altre tre "grazie alle abilità magiche di Abubakar", finchè lei non rimase incinta. Prima che la legge islamica fosse introdotta, la famiglia e il villaggio di Safiya avrebbero obbligato Abubakar a dare il suo nome al bambino e a prendersi cura della madre. Ma così i due sono stati arrestati e accusati di adulterio. Alla polizia Abubakar ha confessato tutto, tralasciando soltanto il primo incontro e dicendo di aver aggredito la donna perché la amava e non riusciva a controllarsi.
Quando poi i due furono portati davanti al tribunale islamico, Abubakar cambiò versione: mai avuto rapporti sessuali, mai avuto alcun incontro con Safiya. Negò anche la confessione resa alla stazione di polizia. Gli agenti, che a differenza degli altri testimoni non sono obbligati a giurare sul Corano, ritrattarono la propria versione. E Safiya fu condannata in primo grado.
l’anno scorso una diciassettenne dichiarata colpevole di avere avuto rapporti sessuali prima del matrimonio fu condannata a 100 frustate. Le agenzie non governative subito si schierarono a favore della donna ma il governo locale fece eseguire immediatamente la condanna, ignorando ogni richiesta di appello. Con la contadina di Sokoto non ha potuto fare lo stesso ma la macchina inflessibile della legge islamica non si ferma.
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