l’AJA. «Migliaia di civili ridotti ad uno stato di privazioni medievali nonchè in uno stato costante di terrore». Così il procuratore Geoffrey Nice del tribunale dell’Aja ha descritto la situazione delle 350mila persone rimaste a Sarajevo, capitale bosniaca, quando paramilitari serbi la posero sotto assedio nell’aprile del 1992.
Un assedio durato tre anni, «un’episodio di una tale notorietà -ha detto Nice- che è necessario tornare alla Seconda Guerra Mondiale per trovare situazioni simili nella storia». «I residenti di Sarajevo sono stati bersaglio dei cecchini anche nelle loro abitazioni», ha continuato Nice, ricordando come colpi di mortaio venivano lanciati contro le persone in fila per prendere l’acqua o contro i bambini che cercavano di andare a scuola, contro gli ospedali o sui mercati.
«Le prove dimostreranno che Milosevic aveva l’effettivo controllo di tutte le unità paramilitari in ogni momento», ha detto ancora Nice sottolineando che anche altre città sono state teatro di atrocità come Srebrenica, dove 6.500 tra adulti e ragazzi sono stati uccisi cinque giorni dopo la caduta della città , la quale venne poi dichiarata zona protetta dalle Nazioni Unite.
Il procuratore ha illustrato come la Bosnia-Herzegovina sia stata teatro dei peggiori massacri dalla Seconda Guerra Mondiale, con la distruzione di moschee, chiese ed altri edifici. Durante l’udienza sono stati mostrati video di prigionieri in un campo di concentramento in Bosnia: figure scheletriche al di là della rete di recinzione. Nice ha denunciato ancora che civili serbi erano armati, e quindi in grado di assediare le città anche se musulmani e croati erano in numero superiore, ma disarmati.
Nice ha poi introdotto il caso dei crimini commessi in Kosovo, la prima incriminazione del processo, descrivendo la provincia come «territorio contestato e martoriato per la maggior parte della sua storia». Nel 1989, ha evidenziato Nice, la discriminazione serba nei confronti degli albanesi del Kosovo ha portato ad un’escalation delle richieste di indipendenza. Proprio in questo contesto si formò l’esercito di liberazione del Kosovo.
l’ex-presidente jugoslavo Slobodan Milosevic ha preso la parola questo pomeriggio davanti al Tpi per contestare la procedura seguita dalla corte Onu, ribadendo di ritenere il tribunale illegittimo. Milosevic ha chiesto però alla corte di pronunciare domani la sua
contro-requisitoria preliminare, dato che mancavano solo 20 minuti circa alla fine dell’udienza odierna. l’ex-presidente jugoslavo ha anche contestato la legalità della propria estradizione da Belgrado all’Aja, effettuata, ha detto, in violazione della costituzione serba e della costituzione jugoslava, ed ha chiesto che la questione fosse deferita alla Corte di giustizia internazionale. l’ex leader serbo bosniaco potrebbe sostenere nell’intervento di domani che la sua campagna contro gli oppositori era molto simile a quella intrapresa attualmente dall’America contro il terrorismo.
Il presidente della corte Richard May ha accolto la richiesta di Slobodan Milosevic concedendogli di iniziare la sua dichiarazione preliminare domani mattina alle nove. La seduta di questo pomeriggio è stata sospesa con un quarto d’ora d’anticipo. Il processo riprenderà domani mattina con la contro-requisitoria preliminare di Milosevic, che potrebbe continuare anche venerdì.
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